where the wild roses grow. il pagellone lunghissimo del #TdF2014

il tour de france è finito. Il tour dei francesi infine l’ha vinto il campione iraniano e lo ha fatto con pieno merito. Lo ha vinto anche navardauskas, almeno nel mio cuore, insieme a cheng ji e a pochi altri, ma nemmeno così pochi.
Un tour bellissimo, alla facciazza di una classifica chiusa da subito. Con un solo, enorme, difetto: che è finito. E ora sarà dura abituarsi alla normalità.

nibalinejad  *****
c’è da augurarsi da domani di non rivedere già vincenzo nibali, perchè questo nuovo corridore cattivo e dittatoriale è uno spettacolo a vedersi. Come se lo spirito dell’immenso Vino si fosse incarnato in lui. A questo tour si è visto un nibali diverso, radicalmente. Si è visto nibalinejad, nato con quello scatto a Sheffield, sublimato nel capire che dopo le cadute dei rivali non poteva più solo vincere ma doveva annichilire la corsa. L’ha fatto.

pinot  *****
il futuro del ciclismo francese non è roseo, è gialleo. Specie se può contare sulla crescita costante di questo ragazzino predestinato e altrettanto gufato. Bello al suo esordio due anni fa, splendido nella vuelta dell’anno passato, trionfale in questo TdF ad arrampicarsi sul gradino più basso del podio. Su quello più alto ci salirà l’anno prossimo (si spera).

peraud  ****  _  bardet  ****
compagni di squadra ma corridori ben diversi. Bardet è troppo giovane in tutto, più forte che giovane, ma tant’è. Peraud si prende con gli interessi quanto perso l’anno passato. E se lo prende senza provare nulla, senza un azzardo, senza un benché minimo slancio di fantasia, se non quello di vedere ancora una volta un bel gerontocrate sulla vetta dell’olimpo ciclistico. Tanto basta per dare speranza nel futuro.

valverde  ***/°
alla vigilia pensavo fosse lui il vero terzo uomo del tour. Invece è il quarto, dietro a chi alla vigilia avrei visto alle sue spalle. Peccato, perché la sua classe, la sua storia e la sua difesa orgogliosa combattendo contro una gamba che non c’era avrebbero meritato di più.

zubeldia  **ma pure°°
“chiiiiiii?” Disse uno con gli occhi stretti e la faccia tutta tirata.
Haimar zubeldia io non sono nemmeno che faccia abbia, non l’ho mai visto inquadrato in tutto il tour e raramente pure in quelli precedenti. Ecco, zubeldia è arrivato ottavo al tour, che è un piazzamento per cui mezzo gruppo darebbe un rene. E prima, negli ultimi undici, è arrivato due volte quinto, una volta sesto e una nono; per certi versi è un genio, ma fatico a frenare l’impulso a odiarlo.

majka *****  (tinkoff *****, rogers ****)
la tinkoff è la squadra più bella del tour, è la squadra più bella del gruppo, è la squadra più bella del mondo. Inevitabile, visto che è governata dalla vera rockstar del ciclismo. Majka aveva osato lamentarsi della saxo alla vigilia del tour. La strada gli ha fatto rimangiare tutte le sue parole, la strada e le ossa di contador e i polpacci statuari di michelone rogers. Gliele ha fatte mangiare e cagare a pois.

Horner, Schleck, mollema, costa, purito, porte, van den broeck, kwiatkowski, chachà  °°°
sarebbero dovuti stare più in alto, quale che fosse la classifica in questione.

Koenig, ten dam, de marchi, van garderen, coquard  ****
sarebbero dovuti stare più in basso, quale che fosse la classifica in questione.

vanmarcke, cancellara, demare °°°°
avrebbero dovuto starsene a casa.

Talansky  °°
bocciatura per l’autore della vera impresa in casa argyle, quel lunghissimo, dolorosissimo inseguimento tra gruppo (lontanissimo) e voiture balais (vicinissima). Tutti questi superlativi per descrivere un corridore che cade spessissimo, praticamente sempre.

Sagan  *
a un certo punto, con l’approssimarsi del traguardo, la domanda degli spettatori era una sola: “come farà quest’oggi sagan a NON vincere?”. Ce l’ha fatta sempre, piazzandosi quotidianamente con una regolarità impressionante. Ma un corridore con il suo talento naturale non può accontentarsi della sola maglia verde, né di una felice vita di coppia. E infatti è incazzato, e la rabbia fa scoprire un sagan nuovo, quello che ti spiazza dicendo che “sta dimostrando che vincere non è facile”. Saganinejad.

Kittel  ****
in rappresentanza dei velocisti tutti. Bravo. Bravissimo. Bis, anzi tris, anzi quater, anzi quatris.

Kadri  ***
bLel. Con la L. geniaLe. spLendido.

Tony panzerwagen martin ****
con la sua cavalcata solitaria firma l’impresa più assurda di questa tour. Vince “ovviamente” la crono, e poi attacca e spinge, tira e sbuffa, e fa paura come e più il carroarmato cui deve il soprannome e l’attore porno a cui deve aver sottratto il nome. Che satana ce lo conservi così per sempre.

gallopin *****
galoppa e galoppa questo puledro di lusso. Galoppa verso la maglia gialla, galoppa verso la vittoria di tappa con il numero più bello in assoluto di queste tre settimane. Il pubblico stupidamente guarda la sua fidanzata, e lui furtivo ruba a tutti il portafoglio. Che corridore splendido.

Elmiger ****
la giuria, senza troppi torti, ha premiato come “supercombattivo” l’ottimo rosso di buja, eppure se io devo pensare a “un uomo in fuga” in questo tour penso al sapore dolce di quella maglia rossocrociata, ai buchi e ai cubetti con tanti stuzzicadenti infilati. Al mitico Martin EMMENTHAL.


navardauskas *****
nava è un corridore a tutto tondo, forte sul passo, si difende in salita, sa sfoderare sprint poderosi tanto da piazzarsi più volte nella prima metà di tour. Doti perfette per uno sprint ristretto come quello che si attende sotto il diluvio di bergerac, e invece ai -10 Nava butta giù un dente, affianca slagter e parte. Tutto solo. Tutto pazzo. Allo sbaraglio o giù di li’. Nava pedala come un ossesso e dietro il gruppo si organizza e si disorganizza. Lui no, lui punta quella linea bianca che non è sull’asfalto bagnato ma è all’orizzonte della gloria. Si gira, supera la linea, e il mio cuore esplode.

reza  ****
ci sono due immagini in questo tour che descrivono quanto sia cattivo il ciclismo tutto. Le lacrime di bauer (dopo quelle di contador) ripreso a 50m dal traguardo. E lo sguardo disperso di kevin reza, autore di un tour maiuscolo per se’ e per i compagni di squadra. Come quando tira la volata a coquard ed è coquard a disperdersi e lasciare solo là davanti un furioso reza, solo e disperso che si guarda in fondo a chiedersi chi è e cosa ci fa lì.


Froome – Contador  °°°
Cadono e si ritirano. C’è poco da dire, si chiama sfiga o si chiama disattenzione. Tornano a casa in maniera ben diversa: gelido e paralizzato l’inglese, abbattuto e trasognante il madrileño. Nibalinejad intanto stava già facendo la doccia in un albergo di arenberg.

cheng ji  *****
le classifiche si leggono sempre al contrario. Cheng ji è il vincitore del tdf, il killer delle fughe e il faticatore della strada. Chiude faticando e sugli champs elysees viene addirittura doppiato. Sarebbe stato bello vedergli correre quel suo ultimo giro solitario tra gli applausi del pubblico, ma l’organizzazione ha ritenuto non fosse il caso di concedergli la passerella, poco male tanto la cucuzziana destefano non ce l’avrebbe fatta vedere.

raisport  ****
voto che andrebbe più alto all’accoppiata sempre più valida tra pancani e martinello, ma affossato dalla retorica sempre più disperata di ADS (ancor peggio quando protagonista nibalizzata) e dallo studiolo milanese, che più delle volte supera i limiti del buon gusto (e del buon senso). Scenderebbe a livelli sottozero se si considerasse soltanto l’ultima tappa, quando agli spettatori occasionali, ignari di ciclismo e richiamati qui solo dalla vittoria nibaliana, è stata offerta una pagina a metà tra istituto luce e “la vita in diretta”.

andrea de luca  °°°°°
il giorno del bombardamento di gaza, de luca commenta il tour di passaggio dai luoghi della WWI così: “oggi non abbiamo più le guerre, quando si scontrano due nazioni è solo ai mondiali di calcio”.

 

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