[Ponferrada2014] uscite con le mani bene in vista

ByocexmIIAEzJJC ho pensato un po’ a cosa dovessi scrivere su questo mondiale leonino, se ci fosse ancora qualcosa da dire.

non certo la cronaca della corsa e quella sua sensazione di copia-incolla, svoltasi come sempre si svolge ormai, con la fuga degli avventurieri del mattino e qualche improbabile trenata in testa al gruppo (e stavolta il premio va al fantastico, seppur breve, inseguimento dei marocchini), agitatasi per il tempo di un soffio, per un azzardo che azzardo non è stato, per poi rientrare nei binari che le erano stati assegnati.

nemmeno il risultato fine a se’ stesso. che come fai a parlare di un vincitore in questo mondiale senza riempirti gli occhi e la corteccia cerebrale con l’immagine così splendida di wiggo iridato?

per carità, ha vinto un corridore splendido, e lo ha fatto con un numerazzo indiscutibile (pure rischiando l’osso del collo). perdipiù partendo in prima fila tra i massimi favoriti e rendendo il tutto esplicito (a tutti tranne che al salottino rai) schierando la squadra in testa sin dal mattino. “son cose”, insomma.

c’è una bilancia sbilenca dietro alla perla di kwiatkowski. c’è l’ondeggiare tra chi si deve ritenere vincitore e chi sconfitto. forse è questo il tema residuo di questo mondiale. questo è il deserto di pubblico che l’ha circondato, sul quale vale la pena ritornare a gambe fredde.

dietro a kwiatkowski di fatto c’è valverde. anche se sul podio ci sale gerrans, che nella vita sta alla ruota di valverde e lo brucia all’arrivo. così fanno pure stavolta, e valverde pare sia uno sconfitto, che pero’ prende la milionesima medaglia di una carriera mostruosa e di una stagione strepitosa. vincerá poco, ma ad averne di corridori così sempre presenti. per me è lui il velo d’or 2014.

molto più indietro c’è sagan, fantasma di giornata insieme a cancellara, uno che al mondiale (e non solo) dimostra di avere molta piú lingua che gambe. ma tiene ben nascosta per tutto il giorno la sua orribile casacca svizzera, la maglia più brutta del mondiale nonostante il buon albasini. una maglia che per quanto brutta almeno si è vista, a differenza di quella olandese, tanto per fare un esempio.

e di mezzo ci stanno le squadre con la S che si vorrebbe maiuscola.
non la spagna, forse, che una squadra non è più da qualche anno. ma c’è la giovine italia di cassani, che si perde del tutto nel finale ma prima non si può dire che non ci abbia provato, nei limiti dei corridori a disposizione. bettini oggi avrebbe mandato i corridori in gita premio nella pancia del gruppo, con cassani almeno si é vista una squadra che ci prova. e anima l’azione più bella di giornata, con un enorme de marchi accompagnato da valgren e kiriyenka e dall’imbucato gautier. un’azione che è arrivata ben oltre le aspettative, nel senso proprio dei km, e alle volte sono questioni di metri, e ne sarebbero bastati pochi forse a de marchi e valgren per accodarsi a kwiatkowski e raccontare una storia diversa. esemplari rari di corridori che attaccano con pochissime possibilità di risultato, ma con la certezza che a starsene nel gruppo le possibilità sarebbero ancora meno. esemplari che mancavano del tutto alla “fuga dei dodici”, quella con gli italiani e i tedeschi, hagen e vanmarcke, che passavano più tempo a guardarsi indietro che avanti. lo smarrimento del ciclismo moderno. che non fa differenze di età o di sesso, come descrivere altrimenti l’assurda attesa delle 4 attaccanti all’ultimo km della gara femminile di sabato, quando per paura di giocarsi la vittoria si è preferito consegnarsi a mani alzate al gruppo ormai distanziato?

di questa domenica di Ponferrada restano una corsa indecisa tra rassegnarsi all’ovvio destino o meno.
e troppe mani alzate.
restano la splendida vittoria di un corridore di razza e dietro di lui quello strepitoso inseguimento di gilbert negli ultimi km. un altro grande corridore ormai oggetto anomalo di questo ciclismo, un capitano titolatissimo in partenza che si butta a testa bassa per con il polacco nel mirino per portar sotto van avermaet, che con valverde e gerrans a ruota partiva pure sconfitto. per vincere occorre dar tutto e soprattutto rischiare di perdere. in gruppo se lo dimenticano in troppi. e kwiatkowski glielo ha ricordato.

anche se non ho ancora capito per chi tirava la polonia.

ByvAK7AIYAAlpHa

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