sulla cattiva strada

su tutti i media ciclistici oggi le discussioni sono aperte, talvolta aspre, tutte ad analizzare e perlopiù criticare il percorso del prossimo Giro. ebbene, a me del prossimo Giro importa ben poco, ora. ci saranno i giorni feriali dei mesi invernali da dedicare a questo futuro prossimo, da spendere in analisi che a nulla serviranno. a me dei percorsi ormai interessa poco, perchè mi basta fare un passettino indietro, al giorno prima, all’ultimo giro di lombardia.

c’è molto in comune tra questi due “giri”: c’è la prossimità temporale tra una corsa e la presentazione dell’altra, c’è lo stesso organizzatore e lo stesso disinteresse che l’organizzatore manifesta verso i “suoi” prodotti, e c’è un tracciato nuovo che sembra deludere tutti. un percorso brutto, indubbiamente, quello dell’ultimo lombardia. brutto e criticabile quanto si vuole… eppure allargando un po’ lo sguardo si vede che in tempi recenti i percorsi “belli” non hanno partorito nulla di diverso da questo lombardia: una gara a “gregge compatto” con 5-10 minuti di scatti nel finale e la vittoria nelle mani del piu’ furbo. così è stato a sanremo, al fiandre, alla liegi… insomma, non si può non notare come le classiche monumento tutte insieme non state mai così insulse e pallose come in quest’anno 2014. e dovremmo fare una statua in bronzo di 20 metri a tom boonen per aver almeno salvato la roubaix accendendo la corsa in quel modo.

e non bastano più nemmeno gli attaccanti che non mancano mai. non bastano i fuggitivi e il loro coraggio. perchè le fughe nel ciclismo di oggi vivono una strana situazione “scientifica”, ovvero arrivano avanti come non mai nelle gare, eppure non arrivano mai al traguardo. weening ed hermans al lombardia sono stati ripresi nel finale, proprio come de marchi e valgren una settimana prima a ponferrada, proprio come un gran numero di fuggitivi nei grandi giri, tanto che bisognerebbe raddoppiare il carico di ammirazione verso chi una fuga riesce ancora a portarla fino al traguardo (la vittoria di tappa di kadri al TdF è uno dei numeri migliori del 2014, a mio vedere).
attaccanti che vanno lodati e sostenuti, ma resta la sensazione che siano -inconsapevolmente o meno- un paravento dietro cui si nasconde tutta la pochezza di questo ciclismo. come se la fuga in avanscoperta legittimasse il gregge, desse senso al teatrino in cui gli attori principali recitano per 10′ a fine giornata. siamo arrivati ad un ciclismo in cui gli headliner suonano solo i bis, e per tutto il resto del concerto lo spazio è lasciato ai gruppi di spalla.

il ciclismo moderno si sta mettendo davanti a nuove sfide, e sicuramente c’è bisogno di tracciati disegnati meglio, di percorsi migliori, ma c’è soprattutto l’urgenza di trovare corridori migliori. c’è bisogno di direttori sportivi migliori che non si limitino alla guida dell’ammiraglia. c’è bisogno di un’iniezione di fiducia, di coraggio e di inventiva per rianimare queste gare a prescindere dal loro percorso. e forse non è nemmeno necessario cambiare chi sta in sella, ma cambiargli la testa e lo sguardo. quello che occorre al ciclismo oggi non sono corridori diversi, è necessario soltanto che questi che abbiamo si scrollino di dosso un po’ di paura e timidezza e, semplicemente, corrano meglio.
il percorso del lombardia, come forse quello del prossimo Giro, non sembra offrire mai terreno per inventarsi qualcosa, ma finchè i corridori in gruppo non torneranno a mostrarla un po’ inventiva, quello dei percorsi continuerà a sembrare un particolare secondario.
la storia del ciclismo, e il suo popolo che nonostante tutto continuava ad esserci anche domenica su un Ghisallo mai così ininfluente nel tracciato di gara, meritano di più.

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