Martellate. (duemilaquattordici)

Sebbene manchi ancora qualche giorno all’Amstel Curaçao, ritengo sia giunto il momento di sbilanciarsi e considerare la stagione su strada 2014 chiusa. forse non archiviabile, perchè la classicissima delle antille sicuramente lascerà un segno forte su tutta l’annata, ma ad ogni modo, si può trarre le conclusioni di quanto accaduto. di quanto pedalato.
segue, come da tradizione, una top10 abbondante di fine stagione, che inizia dalla testa.


valverde  8
il più grande “dissipatore di talento” del ciclismo mondiale fa una stagione pazzesca, e fedele al suo destino raccoglie pochissime vittorie di peso. ciò non toglie che la sua stagione sia -appunto- pazzesca, per continuità ad altissimo livello. un po’ come tutta la carriera di questo sciagurato fenomeno.

kristoff  8
facciamo le cose sul serio e prendiamo questo corridorino che non smette, anno dopo anno, di fare passi avanti. in una sola stagione mette in cascina la sanremo, due tappe al tour e il gp di francoforte. poi si piazza tra i primi giù di lì al fiandre, alla gand, al mondiale, a plouay, in altrettante tappe al tour e ci mette in mezzo una manciata di corse più piccole. certo, metà dei risultati van divisi con paolini.

contador  7.5
benedetta sia quella caduta al tour e la sua lingua lusinga. benedette la faccia di bronzo e la pretattica che lo portano a vincere la vuelta “al buio”. benedetto sia iddio del ciclismo che ci permette di vedere un corridore simile fare numeri come quello di guardiagrele alla tirreno, o animare i duelli con froome al delfinato. e maledetto sia contador stesso per la diserzione iridata.

degenkolb  7.5
sfigatissimo a sanremo, si riscatta a wevelgem, sfiora quella roubaix che vincerà presto, va al tour a fare il gregario per un killer letale come kittel (7 pieno pure al biondone e a tutta la giant quando funziona) e si rifà vncendone quattro alla vuelta. il tutto senza mai guardarsi indietro.

kwiatkowski  7.5
uno che non è un velocista e vince 13 gare in un anno, che va al tour per provare a far classifica ma non ce la fa e allora decide di correre più in fuga che in gruppo, e alla fine di tutto ciò, di queste 13 vittorie la più importante la centra alla fine e ha i colori dell’iride. be’, non so perchè non stia in prima posizione, forse perchè non si ancora capito per chi tirava la polonia.

nibali / nibalinejad   7
di nuovo una media tra due corridori “intercambiabili”: il disastroso nibali pasticcione visto fino a fine giugno e nel finale di stagione, e lo splendido dittatore nibalinejad visto all’italiano e al tour. forse l’anno prossimo dovrebbero trovare il modo di essere più discreti nell’alternanza tra i due, prima che robert louis stevenson torni in vita per narrarne la storia.

bouhanni   7
ma quanto mi piace sto ragazzo, cattivo e ambizioso, non ho più parole. per cui non ne aggiungo, tanto quel che serviva lo ha dimostrato in sella, o davanti a imbarazzati intervistatori. e se non vi va bene sono mazzate.

quintana, aru   7
voto uguale per un calendario uguale, con esiti differenti. partirebbe più alto nairo, per il giro vinto e per quella strepitoso giornata verso la val martello, ma paga la vuelta non finita (che avrebbe vinto? ma con i se e i ma…) e una caduta da pollo. un gradino sotto aru, scopertosi contropiedista da montagna con ottimi risultati e un futuro che tutto sommato mi fa ancora sognare. timidamente.

wiggo  7
tecnicamente la chiamano “mobbing”, l’arte di ricevere lo stipendio senza essere messo in condizioni di lavorare. buon per wiggo, che per togliersi uno -anzi due- sassolini dalla scarpa, quando è schierato come merita fa un figurone, verso roubaix o verso quella maglia iridata a cronometro che lo proietta nell’olimpo di tutti i tempi di questo sport.

rolland, majka  9
un passo al di fuori delle ristrettezze dalla top ten, un passo in alto verso le divinità di un pantheon a pedali. il giro 2014 ha vissuto giornate esaltanti e altre di stallo, ha mostrato grandi o piccoli campioni, ma poi alla fine l’uomo che si staglia sull’orizzonte è sempre lui, è sua santità pierre rolland. un uomo di un altro ciclismo, attaccante, perdente, sorridente. avessimo altri 10 corridori come lui, saremmo d’un balzo fuori da ogni crisi. majka al tour (diversamente e con più risultati) prova a seguirne l’esempio.

evans, hushovd  1000 (grazie)
il “mio” ciclismo resta quello bellissimo e dopatissimo dei ‘90s, i cui protagonisti ormai sono belli pensionati. ne è seguito quello noiosissimo e dopatissimo degli anni ‘00s, e un ciclismo nuovo -come protagonisti e come spettacolo– si sta correndo di questi tempi. i tempi giusti per mandare in pensione i protagonisti di un’epoca che nel suo marasma non ha rinunciato a mostrare bei talenti, belle persone, bei lampi di classe. Cadel va in pensione dopo il prossimo down under, Thorone ha già appeso il suo martello a fine agosto. resta questo ciclismo contemporaneo, un ciclismo che senza di loro sarà sicuramente più povero.

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