en fait, il est allé comme ça

Lo scorso mese di febbraio, alle prime pedalate della stagione, avevo buttato giù una lista di quindici figli degli anni’90 da seguire nei loro esordi (più o meno) al professionismo. ora che la stagione è finita da un bel po’, ho smaltito l’hangover con un surplus di sonno e poi me ne sono ricordato.

eccome come è andata.

alaphilippe (92, opqs)
protagonista al TDU e catalunya (dove si piazza negli sprint), si perde con l’avanzare della primavera per poi tornare alla carica a fine stagione: tappa e piazzamenti al tour de l’ain e soprattutto amburgo e canada.
magari, distrattamente, può sembrare poco. in verità è un esordio pienamente sufficiente che promette un futuro divertente per questo ragazzo: un attaccante folle di cui -lo so già- mi innamorero’ perdutamente.

berhane (91, europcar)
finisce la vuelta, una vuelta nemmeno così facile, un risultato che vale da solo una stagione. ma prima di tutto, apre vincendo la tropicale amissa bongo.. e vabbe’, poi va a provarsi su ardenne e delfinato, senza grandi exploit. il trend è in crescita, ma gli ci vorrà un anno ancora.

chaves (90, oge)
se vogliamo, la vuelta è stata una delusione. almeno per me che lo aspettavo già come novello quintana.
eppero’ i lampi del suo talento finalmente li ha lanciati, e io già mi sfrego le mani, quintanamente.
ci mette qualche mese, poi vince il tappone del california e alza di nuovo le braccia al TdS su una “salitina” chiamata verbier. poi la vuelta è quel che è, e il podio al beijing conta un cazzo.

coquard (92, europcar)
da neo-pro aveva infilato più exploit e anche più (piccole) vittorie, ma il suo tdf 2014 vale una stagione… e non sto parlando di una gara qualunque. se ci vogliamo aggiungere un 13esimo alla gand e la paris-camembert, ma è inutile girarci attorno. la sua stagione e’ il tour, dove vince, lotta e si piazza. una certezza del domani, cui il declassamento dell’europcar potrebbe quasi giovare.

craddock (92, giant)
stagione in chiaroscuro. va forte al california, dove corre da regolarista e arriva sul podio. prova la vuelta ma torna a casa a metà (come pianificato). adda’ passa’ l’acqua sotto il ponte…

de bie (91, lotto)
corre quasi solo in belgio, tecnicamente si chiama esperienza.
lo vedevo come il belga più promettente, quest’anno esce con le ossa rotte rispetto a stuyven e soprattutto al più esperto wellens, ma parliamo di ragazzetti e il futuro è tutto da scrivere, come non manca di ricordarci Joe Strummer.

lasse norman hansen (92, garmin)
non fa i GT e praticamente nemmeno le piccole corse a tappe. risultato, corre pochissimo.
peccato perchè parte a cannone a dubai. a primavera si testa alla roubaix, poi scompare. tanto che in danimarca la sua stellina pare già oscurata dalla stagione, ben più luminosa, del connazionale valgren andersen. ma tanto lo rivedremo spesso, in pista e in strada.

sebastian henao (93, sky)
sembra pagare un po’ le sventure del più noto cugino, ma a dire il vero fa una stagione imperniata su un giro d’italia che solo il buio dei riflettori locali non riescono a valorizzare. un ragazzetto all’esordio che si piazza coi primi nella tappa più bella degli ultimi 15 anni di GT (val martello) e che centra una top10 in una cronoscalata nel weekend finale. tanto basta per una seconda metà di stagione in ferie (suvvia).

kudus (94, mtn)
gettato quasi allo sbaraglio tra i pro, finisce addirittura un GT (vuelta) a 20 anni. ci saranno sicuramente un sacco di precedenti, ma io ora come ora non ne ricordo molti nella storia recente. è ovvio che non voglia dire un cazzo, così come vuol dire tanto.

meintjes (92, mtn)
stagione sulle corse a tappe… e stagione in fuga.
va fortissimo al trentino, lotta come un pazzo alla vuelta, di mezzo fa esperienza al TdS e alla liegi. la mtn sembra una squadra perfetta per farli crescere i talenti d’africa, ho il timore che avranno bisogno pero’ di altro per spiccare il volo…

heiner parra (91, caja rural)
praticamente non pervenuto. giudizio sospeso fino al termine del prossimo anno. anche se la crisi del ciclismo spagnolo rischia di travolgerlo.

danny van poppel (93, trek)
corre tantissimo e tra la panne e scheldeprijs si prende pure le sue belle soddisfazioni. torna ad assaggiare il tour, che dall’anno prossimo dovrà essere almeno parzialmente un terreno di caccia.

villella (91, cannondale)
era partita come la classica “stagione di esperienza” ed era partita pure bene, tra paesi baschi e le tre classiche ardennesi portate a termine. poi arriva la caduta di cassino al giro a troncargli la crescita. il finale di stagione, comuque, fa capire che la strada è quella buona… e il pensionamento anticipato di Amadio è una lieta notizia per un corridore come lui.

simon yates (92, oge)
avevo sbagliato fratello. è adam il gemello ad impressionare in questo primo anno tra i pro, direi addirittura il miglior debittante della stagione. ad ogni modo, pure simon non disdegna i riflettori già all’esordio: non vince ma si mette nelle gambe mezzo tour de france mostrando già un caratterino che mica cazzi…

zabel (93, bmc)
corre pochino, ma in quel poco prende tantissimo vento in faccia facendo pensare che non diventerà un fenomeno allo sprint come papa’ (anche perchè non ne nascono tutti i giorni) ma sul passo potrebbe essere decisamente più forte. bravissimo al tour of britain, ma le sue strade sono già evidentemente quelle del nord.

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