[tabor15] bevo una birra mentre aspetto

A Tabor si beve, e bene. dalla foto qui a fianco pare che ci si possa spillare delle birre mentre si sta a mollo nell’acqua calda, e c’è un’ottima festa della birra, cui non sono mai stato ma non si sa mai. sempre meglio che andare a passeggiare nei boschi intorno alla cittadina, che tanto gli escursionisti li puoi incontrare arrivata sera, nell’ostello locale fondato e gestito da Christopher Rankin e Hilary Binder dei Sabot. le enciclopedie online ci dicono persino che tabor è gemellata nientepopòdimenoche con Sint-Niklaas, cittadina fiamminga che per diversi anni ha ospitato la partenza del percorso più bello del Fiandre.
si torna a bere, insomma, e in abbondanza, tanto che il divieto di introdurre alcoolici sul tracciato del mondiale di ciclocross ha creato un certo scompiglio. fortunatamente Angus Edmond (pronto a difendere i colori neozelandesi) avvisa tutti che la birra locale non manca, e costa pure poco.

Sì, a tabor in questo weekend si corre il mondiale di ciclocross. è una tappa classica per questa disciplina, che quando non riesce ad ospitare la rassegna iridata si ritrova tappa di coppa del mondo, o di quel calendario locale che porta l’immaginifico nome di Toi Toi Cup. Continua a leggere

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tra hoogerheide e tabor

oggi a hoogerheide Mathieu Van der Poel (in breve MVdP) ha vinto l’ultima tappa di coppa del mondo con una performance pazzesca. pronti via ha attaccato Meeusen, come se volesse sfogare tutta l’incazzatura che aveva dentro dopo l’ultima (ed ennesima) sospensione per accuse dopanti. ma non si era ancora a metà del primo giro che MVdP è partito tutto solo all’assalto, e lo hanno rivisto all’arrivo. un bel po’ dopo il suo arrivo, con van aert arrivato secondo a oltre un minuto dal campione olandese.
Van der Poel vince il GP Van der Poel, insomma. perchè la corsa di hoogerheide è quella intitolata a quel fenomeno di suo padre, adrie: un fenomeno che rischia di venire sorpassato addirittura in famiglia.

Dietro ad una vittoria così eclatante, pero’, resta l’impressione che oggi si siano guardati molto piu’ del solito. Continua a leggere

appunti sparsi sul ciclismo africano

lunedì gli amici (bravissimi) di olio di canfora mi hanno chiesto un intervento sull’invito della MTN al prossimo tour de france. l’intera puntata la potete sentire qui.

l’ocasione si è rivelata propizia per buttare giù degli appunti confusi e tutt’altro che esaustivi sul ciclismo africano al (world) tour e fuori dal (world) tour.
in fondo questo si rivela essere l’articolo di inizio stagione (insieme a questo).

un inizio stagione relativo peraltro al ciclismo su strada internazionale, perchè sui singoli territori si corre già da un po’, e nell’atterrare in africa ci accorgiamo ad esempio che lo scorso weekend si è concluso il Tour d’Egypt, corsa gloriosa del calendario africano tornata in programma dopo 5 anni di assenza. non è un caso che si inizi da qui, perchè le corse che ritornano in un ciclismo che tutto sommato parrebbe in crisi sono un segno di una tendenza diversa, un segno della crescita stessa del movimento africano.
per la cronaca, in egitto ha vinto il vecchio, noiosissimo, paco mancebo, in una corsa dominata dalla SkyDive Dubai in cui le vittorie di tappa africane sono state due: il sempre più sorprendendente Ndayisenga nel cronoprologo e il marocchino Haddi nella terza tappa.
ora il calendario africano rallenta un po’, passeranno i campionati nazionali, e poi arriverà la fantastica Tropicale Amissa Bongo, una delle migliori gare del continente nero per organizzazione e qualità, che quest’anno parte dal camerun. il lusso della partenza estera, un po’ come il tour de france…
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