Una gita al CIRCO delle riforme del ciclismo

ci ho messo qualche giorno, ma ho finito di leggere il report del CIRC, la commissione ‘indipendente‘ sulle riforme nel ciclismo. qualcuno lo ha definito materiale da tabloid, a me sembra più che altro un grande spot elettorale, perdipiù senza nemmeno delle elezioni imminenti. guardandola all’italiana, è come se a guidare questa commissione ci fosse stato M@tteoRenzi in persona.

il tutto è raccolto in 228 pagine non troppo scorrevoli, perchè un report è sempre un report, che talvolta inciampano l’una sull’altra. non posso dire di averlo studiato approfonditamente: ci sono cose ben più piacevoli da fare durante le proprie giornate (specie in giornate di gara e di conclusione della fermentazone della nuova birra), però l’ho letto velocemente per intero, soffermandomi pelosamente sui nomi dei coinvolti e studiandomi con più interesse i capitoli riguardanti il quadro generale, passato e futuro.

Il report è suddiviso in 3 sezioni: una denominata “elite road cycling” che si occupa di tracciare un quadro generale, la seconda “union cycliste internationale” che punta il dito mignolo su mancanze e accenni di corruzione nella gestione del doping a livello mondiale, la terza dedicata alle “recommendations” per il futuro.

Il primo capitolo si apre con tutto un pippone sulla “cultura del doping”. l’aspetto curioso che emerge è che i corridori stessi non sanno – o non vogliono – dare un quadro reale dell’incidenza farmacologica nel gruppo. interrogati sull’argomento le risposte sono estremamente variabili e la commissione ha ritenuto di dar spazio a questa variabilità, cercando di lasciare al “lettore” le conseguenze da trarne. C’è ovviamente una lunga analisi sull’attualità delle sostanze dopanti, da cui non emerge alcuna novità. l’unico cenno che sottolineo è sui corticoidi che -si dice- “sono molto utilizzati attualmente sia per attenuare il dolore e migliorare la capacità di resistenza, sia allo scopo di incrementare la perdita di peso per migliorare il rapporto peso/potenza”. Ecco, in una veduta ampia sul ciclismo di oggi, stranamente la perdita di peso è un passaggio “laterale” di questo report – così come addirittura la cadute ‘indotte’ dai farmaci-. E mentre gli effetti sul rapporto peso/potenza di steroidi e corticoidi sono descritti quasi con dettaglio, una riflessione su questo rapporto non compare mai nel resto del report.

Il secondo capitolo è quello in cui si mette nero su bianco quanto tutti sapevano, dalle coperture di armstrong (verso cui almeno si parono spiragli per la rimozione dell’assurda squalifica a vita) alla dittatura di Verbruggen -prima diretta e poi tramite il pupazzo mcQuaid-, dalla corruzione dell’uci alla scellerata gestione del caso-Contador, con lo spagnolo condannato per zittire la stampa scandalistica benchè ritenuto non colpevole da (quasi) tutti. Non manca, in chiusura di sezione, una necessaria aggiunta sulle ultime (grottesche) elezioni per i vertici UCI. Qui la commissione “indipendente” non si fa problemi comunque a lanciare avvertimenti al maneggione russo Makarov, come se fosse un organo vero e proprio dell’uci.
Si scopre l’acqua calda (che però, questa volta, è scoperta con bollino blu UCI) e si ribadisce, a nome del governo ciclistico mondiale, quanto i governi precedenti fossero sporchi (come effettivamente erano, perchè l’acqua calda non lava via tutto).
Non stupisce invece che il riferimento a Pantani e a madonna di campiglio sia una citazione di una riga: una vicenda troppo torbida in cui mettere le mani e troppo poco “incasellabile” a fini propagandistici.

E’ chiaro comunque che il passaggio-chiave è il terzo capitolo: le recommendations. La commissione indipendente che indipendente non si capisce quanto sia, detta la linea dell’antidoping del futuro. e lo fa, come immaginabile, invocando un nuovo medioevo, con alcuni passaggi che sono talmente retrogradi che sembrano scritti dal “nostro” Santilli (eccolo qua – di nuovo – il richiamo alla triste attualità italiana, guardacaso l’ineffabile avvocato del diavolo compare tra gli intervistati insieme al suo presidentino), ma con anche un paio di passaggi che sembrano aprire a sviluppi più interessanti.
Un intervento di propaganda elettorale, insomma, scritto da chi non ha intenzione di lanciare un “nuovo ciclismo” ma non ha nemmeno più voglia di restare impantanato a lungo in quello vecchissimo che da sempre alberga dalle parti di aigle.

ecco una sintesi dei punti più caldi tra quelli proposti (per brevità, ove possibile prendo la traduzione dei titoli paro paro da TBW).

– Migliorare la collaborazione con le autorità
quali autorità? dove sta la politica e la giustizia sportiva e dove quelle ordinarie? affidare poteri di indagine a un’autorità e giudiziari a un’altra?
se da questo punto di vista la proposta lascia il tempo che trova, ben più interessante è l’idea di coinvolgere i governi a fornire un framework legale di azione. questo però si scontra con il problema enorme delle differenze legislative da paese a paese, sia dal punto di vista del doping che -direi soprattutto- dal punto di vista dei diritti del lavoratore ciclista. qui al famigerato MPCC dovrebbero fischiare le orecchie…

Migliorare la comunicazione delle infrazioni
il CIRC condanna la pratica -frequente- del mettere sulla pubblica piazza le accuse senza verifica delle prove. una forma di garantismo che definire ovvia è dir poco, ma che contraddice quanto sostenuto in precedenza, specie per la vicenda contador. Una stretta sulla privacy dei ciclisti (e non solo) sarebbe comunque un enorme passo avanti, e un passo soprattutto in una direzione nuova rispetto a quella della plasticosa trasparenza™ del ciclismo attuale, a partire dal resto del report medesimo.

Praticare controlli a sorpresa anche nelle ore notturne
eddaje, dopo l’inquisizione forse arriveremo pure alle crociate…
mi auguro di tutto cuore che almeno questo passaggio cada nel dimenticatoio il prima possibile, perchè il solo pensiero dei corridori sbattuti già dal letto alle 2 AM nella notte tra due tapponi pirenaici mi fa rabbrividire…
(peraltro pure un paladino del clean cycling come millar ha preso una posizione abbastanza netta contro questa assurdità).

Aumentare il numero dei controlli sui vecchi campioni
qui sarebbe curioso capire cosa si intenda per “vecchi”, ovvero quanto si voglia tenderla questa corda che strangola il ciclismo intero ad un’eterna vita “sub-judice”. Nel leggerlo, comunque, non ho potuto non sorridere amaramente al riflettere sul doppio significato in italiano del termine “campioni”. immaginandomi la convocazione di Gimondi per sostenere un esame del sangue…

Creare una struttura che riceva le testimonianze
la hotline della delazione “etica”… devo averla già sentita da qualche parte questa.
ma al di là della delazione, è chiaro che un sistema di “testimonianza” può funzionare solo se affiancato ad un reale sistema di “re-inserimento” (sembra veramente di parlare di boss mafiosi). Che interessi si può avere nel collaborare quando tutte le porte vengono chiuse? quando resta in vigore un “para-stato” come il MPCC che impedisce alle squadre di ingaggiare chi rientra dalle squalifiche? quando addirittura si arriva a una fattiva estensione a vita delle squalifiche persino nel ciclismo amatoriale?

Proporzionalità delle sanzioni
il report suggerisce che la stessa infrazione debba subire la stessa sanzione. un principio base che pero’ pare effettivamente sconosciuto, soprattutto in luoghi ed epoche dove la sanzione sembra essere una sola: il massimo della pena.

Non trasmettere immediatamente ai corridori i dati dei loro passaporti biologici
come se in un sistema scientificamente avanzato i risultati degli esami non sarebbero rintracciabili autonomamente. Certo, monitorare i propri dati costa… e come sempre, il sistema doping/anti-doping non finirebbe per essere altro che un’accentuazione della disparità finanziaria, vero elemento di irregolarità.

– Facilitare la creazione di un forte sindacato dei corridori
Hallelujah! fatico anche solo a leggere una proposta così ragionevole. se il ciclismo vuole sfruttare tutte queste energie rigeneratrici che lo attraversano deve farlo a partire dalla sua radice: i ciclisti. è essenziale però che questo ‘sindacato’ sia realmente indipendente, mentre l’impressione -continuando a leggere sino in fondo- è quella di favorire una concertazione tra UCI e ciclisti in nome di riforme che hanno ben altri fini.
(curiosamente, nei giorni successivi al jobs act, anche questo passaggio mi ricorda in maniera inquietante la politica italiana).

Indagare sul passato di personaggi ancora attivi nel ciclismo
qui è davvero assurdo che si parli solo di doping: non sarà il caso di andare a vedere se alcuni DS hanno mai rubato caramelle da bambini? non dovrebbe essere dovere delle squadre fornire le loro pagelle scolastiche? e delle dita del naso non vogliamo parlarne? i bambini, qualcuno vuole pensare ai bambini?
a parte gli scherzi: la demenzialità di questo atteggiamento si commenta da sola (nonostante il suo grande successo), pero’ mi farebbe sorridere pensare se lo stesso approccio venisse usato verso dirigenti e figure federali. ci sarebbe un problema in quel caso, che il passato troppo spesso sarebbe il presente…

– Organizzare per le piccole corse a tappe una sorta di farmacia comune
com’e’ che il Giro Bio è stato scaricato e deriso da tutti?

Evitare cha ad una stessa competizione prendano parte formazioni che non siano sottoposte allo stesso regolamento antidoping:
questo punto dice molto più di quello che si voleva intendere con tutto sto malloppo di 228 pagine. qui si dice, forte e chiaro, che il paravento anti-doping, ombrello ciclisticamente buono per tutte le stagioni, ha un indirizzo chiaro nella riforma del world tour. potevano dirlo subito, tanto era intuibile. ed ecco che finalmente si spiega pure il nome di questa commissione e di questo circo.

l’immagine della pulizia d’altronde continua ad essere il grimaldello ideale per promuovere se’ stessi e le idee più o meno bislacche che attraversano il mondo del ciclismo (che sia pro, giovanile o amatoriale). il link ce lo forniscono le interviste citate al capitolo uno di questo report:
“Alcuni intervistati hanno riferito alla Commissione che il calendario delle gare è troppo impegnativo. Alcuni hanno “sollevato il fatto” che i tre GT sono troppo vicini tra loro, e i tempi di recupero non sono sufficienti per consentire ai corridori pià importanti di affrontare al massim tutti e tre. Un medico ha spiegato che al termine di una corsa di 3 settimane, alcuni ciclisti avrebbero difficoltà a dormire a causa delle tossine nel corpo e gli effetti estremi sul fisico.
(…)
Un’opzione suggerita da diversi corridori, è quella di ridurre il giro e la vuelta da 3 a 2 settimane. Ciò consentirebbe maggiori tempi di recupero senza doverne modificare la collocazione nel calendario.”

Il futuro pare segnato, con buona pace di un secolo di storia (gloriosa) di questo sport. non resta che sperare in un intervento dall’esterno, o dal basso…

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