[CXZolder16] un mondiale in tre minuti

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è stato un mondiale bellissimo. diciamocelo, e completamente inatteso.
il mondiale di un Belgio che ha saputo correre quasi da squadra, e ha saputo leggere perfettamente la corsa in anticipo, aiutato dal capitano che tutti avrebbero voluto avere. e intendo Van Aert, cioè Nys, insomma Van Aert, o Nys…

quello che segue è il racconto del mondiale 3 minuti, qui c’è la versione audio (a un certo punto, intorno al quarantaquattresimo minuto).

In fondo, forse, stava tutto scritto nelle dichiarazioni della vigilia.
C’era mathieu van der poel, il favorito numero uno, che ostentava sicurezza. E c’era wout van aert, il suo unico contendente, che dichiarava “che la festa abbia inizio”.
Due concezioni differenti che si sono scontrate nella maniera più imprevista, con un errore dell’olandese a metà corsa che scivola e finisce col piede incastrato tra i raggi della ruota del rivale. i duellanti fermi a terra e la corsa che se ne va, con lars van der haar all’attacco verso una meritatissima maglia iridata.
Di mezzo, però, nella domenica fangosa di Zolder, c’era sempre quella differenza di visione, che ha visto la tranquillità di Van der Poel sgretolarsi come un castello di carte e il desiderio di Van Aert diventare energia pura. L’energia necessaria per una rimonta fino in cima al gradino più alto del podio, vincendo la resistenza di uno commovente Van der Haar sulle ultime rampe, dove Van Aert corona una stagione in cui ha vinto davvero tutto il possibile. Oggi, in un Belgio ubriaco di gioia, si appresta a raccogliere definitivamente il testimone di Sven Nys.
Già, perchè tra le dichiarazioni di festa che circondano questo appuntamento iridato ce n’e’ un’altra, ed è quella del vecchio Cannibale del ciclocross che davanti al suo pubblico, e si parla di 70mila persone, ha corso il suo Laatste Ronde e salutato definitivamente la disciplina che lui stesso ha saputo rivoluzionare. Nys saluta il ciclismo a quasi 40 anni, capace di battere avversari di ogni generazione e di correre da protagonista anche questo mondiale contro corridori di 20 anni più giovani. Tanto da finire quarto senza nemmeno provare lo sprint per il podio, commosso e soddisfatto di chiudere così la sua avventura.
L’immagine di questo splendido mondiale in fondo è ancora lui, per un’ultima volta. Più delle imprese di Van Aert, Iserbyt o Thalita De Jongh. Più dei sesti/settimi posti conquistati dagli italiani, portacolori di una federazione colpevole di un’inspiegabile rinuncia a disputare la gara principale, cui avrebbero avuto diritto. Più anche dei due momenti trash della stagione: di Femke Van den Driessche, pizzicata con una bici motorizzata che riesce a farla passare alla storia pur correndo una gara anonima, e del giovane ceco Adam Toupalik che nella gara under 23 esulta platealmente passando sotto il traguardo, senza accorgersi che mancava ancora un giro. Due immagini che fanno sorridere ma che verranno dimenticate tra un qualche mese, a differenza di Sven Nys, la cui carriera è destinata a restare nella storia del ciclismo ancora per decenni, o per sempre.

Umpa! Umpa! Umpa! Bedankt Sven. Grazie Zolder (anche dal bar).

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