in Caso di Roubaix

rouba

questa Roubaix è stata una corsa magnifica, una di quelle di cui potremmo parlare per ore perchè ogni particolare apre una ridda di storie. decisa come spesso capita nel ciclismo, nello sport e nella vita, da una casualità e dalla capacità di reagire.

la casualità ieri è stata una caduta a oltre 100 km dall’arrivo, nel settore di Monchaux-sur-Ecaillon: il gruppo spezzato in due e una squadra davanti che decide che è il momento. non una squadra qualsiasi ma la più criticata di tutte, quella Etixx Quick Step che in questa primavera sembra sapersi inventare ogni volta un modo nuovo per perdere. ci è riuscita pure ieri, ma chi se ne frega del risultato, la sua azione ha regalato una domenica di ciclismo straordinario a tutti gli appassionati. e la fortuna è doppia, perchè è cascata giusto nella prima edizione trasmessa in diretta quasi integrale, capace di tenerci inchiodati tra il divano e il frigorifero per oltre sette ore.

è riuscita a perdere la etixx per uno di quegli strani capricci della storia. in fondo era tutto perfetto, un attacco improvvisato e perfetto, in grado di ribaltare i piani dei favoritissimi cancellara e sagan: uno finito per terra nell’inseguimento, l’altro miracolato scoprendosi capace di volare per saltare lo svizzero. due favoriti tagliati fuori e un mito all’attacco: tom boonen, capitano della EQS partito un po’ in sordina ma scopertosi, pietra dopo pietra, il Divino Tom capace di vincere già quattro volte questa corsa negli anni. l’unico insieme a monsieur roubaix Roger de Vlaeminck (tipo che Merckx e Museeuw ne han vinte tre), e senza ombra di dubbio il più grande campione delle classiche del pavè dell’ultimo ventennio.

invece quel capriccio della Storia che aveva prodotto tutto ciò ha finito per risolversi con un altro capriccio. A vincere, proprio davanti a tommeke, è Matt Hayman, un onesto gregario australiano di 38 anni che sino ad oggi in carriera aveva vinto soltanto quattro corse, la più importante era la dimenticabile Parigi-bourges (inevitabile che il suo prossimo obiettivo sia la Paris-Bruxelles, la paris-camembert per quest’anno è andata). Eppure non è una vittoria vana quella di hayman, ma è la vittoria di un corridore che ieri ha saputo sommare 188 km in fuga sui 257 totali, eppure ha trovato le forze di tenere il passo dei migliori, di attaccarli e infine di batterli con una volata di potenza. ieri eravamo una decina davanti al tivucolor, tesi come corde di violino in quel finale e pronti a esplodere per un trionfo di boonen ma pure di vanmarcke o di stannard, invece ha vinto hayman, ed è calato un silenzio tombale. eppure l’ha meritata tutta fino in fondo.

alla stampa hayman ha detto che spera che il pubblico sia felice nonostante boonen non abbia vinto, di sentirsi addirittura dispiaciuto per la mancata vittoria del “vecchio” campione fiammingo. sembra una frase assurda, invece nel ciclismo, in corse così dure, è quasi la norma. la stima più forte della rivalità.
boonen è arrivato un metro più indietro, un metro dietro alla storia, e sette minuti prima di cancellara, che per la sua ultima roubaix ha trovato davvero una giornata no, culminata con una seconda caduta durante il giro d’onore.

diciassette minuti dopo boonen invece è arrivato yaroslav popovych, compagni di cancellara che ieri ha chiuso definitivamente la sua carriera. e non l’ha chiusa nell’anonimato, ma da protagonista in quella stessa fuga di hayman, prima di essere richiamato indietro dal dovere di squadra e dalla carenza di forze.
popo si ritira a 36 anni dopo una carriera che sembrava iniziata per spaccare il mondo. tra i dilettanti fu campione del mondo e dominatore assoluto, e pure l’esordio tra i pro fu folgorante con un podio al Giro al secondo anno, ma presto capì di non avere l’ambizione necessaria per diventare un campione, e decise di mettersi a disposizione dei propri capitani. un gregario straordinario ma soprattutto un uomo follemente innamorato di questo gioco, non c’è gara che non abbia visto popovych correre con il sorriso sulle labbra e con il massimo dell’impegno, non c’è compagno di squadra che non abbia amato un uomo come popovych, ed al ciclismo -anche a quello straordinario come in questa roubaix- un popovych mancherà parecchio.
(ma di popo ne parlerò più estesamente, spero presto, e altrove)

PS – non avrei voluto scrivere nulla su questa Roubaix, tanto era già stato scritto tutto in un articolo perfetto come questo di Cicloweb, poi ho iniziato a prendere appunti, e vabbè…

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