Buona fortuna, disse la nave dorata all’iceberg

vivianiororio2016d_1-1

olimpiadi di rio de janeiro. Viviani ha vinto (finalmente), l’oro nell’omnium. evviva. sono felice come uno scemo pure ora, a giorni di distanza. felice per elia, per marco villa, per davide cassani, per i pochi che hanno raggiunto questo risultato. nella foto qui sopra stanno nella parte di destra, e per uno strano gioco dell’obiettivo -e dell’attualità stessa- è come se fossero in secondo piano.

questo articolo stava incastrato tra le sinapsi da qualche tempo, pronto ad essere lavato via e dimenticato dall’effetto erosivo della birra, se non che ieri mi sono imbattuto nell’ennesima autocelebrazione federale, e tutti si è sbloccato.

la riflessione che segue dovrebbe nascere da questa stessa foto qui sopra, o appunto quest’ultimo bollettino del komintern in cui si parla del 10° anno di impegno di FCI per la pista, ma non è vero. nasce da questo tweet di british cycling.
Schermata del 2016-08-24 00:18:04
chiaro, la federazione britannica è il leone ruggente, coi denti ancora impastati di sangue ed interiora, ma -a parte che forse sarebbe il caso di capire davvero da dove arriva il ruggito- cosa frena chi non ha fatto una caccia così grossa?

per dire, la federazione italiana tiro a volo dopo aver preso delle medaglie olimpiche ha subito rilanciato così (e grazie a chi me l’ha segnalato):
Schermata del 2016-08-24 00:24:02
la federazione italiana Tiro-A-Volo! la cui esistenza magari tanti avranno scoperto in quegli stessi giorni, della federazione e per qualcuno il discorso varrà addirittura per la disciplina stessa. Be’, sai che c’è?, bravi loro. un buon lavoro non sta tutto qui, ma questo è indubbiamente un ottimo punto di partenza. (gli ho pure messo il like, io e altre diciannovemila persone virtuali).

torniamo a viviani, ovvero alla Federazione ciclistica italiana?
Ecco. Inevitabilmente, fintanto che il megadirettore federale da oltre 10 anni campeggia fiero e famelico nella foto celebrativa – più vicino al malagomane Megalò che all’olimpionico Viviani. La FCI non ha una pagina facebook, e vabbè, li capisco, pure a me facebook fa cacare, poi mi capita di usarlo, quando devo comunicare nella speranza di avere degli interlocutori, ma non è detto che sia l’intento di tutti. ha un account Twitter, quello sì, che ha celebrato in lungo e in largo l’oro di Viviani. Senza spiegare da dove arriva (ma forse non lo sanno), ma senza nemmeno guardare a cosa potrebbe portare.

domani un ragazzetto inglese andrà a bussare al velodromo di Herne hill, o in qualsiasi altro impianto del paese, magari vecchio e obsoleto, e troverà qualcuno ad accoglierlo.
domani una ragazzetta italiana andrà a bussare a un campo di tiro al piattello e troverà una prova gratuita di quel gioco che fino a ieri pensava fosse solo possibile nei videogame.
ieri, domani, dopodomani, un ragazzetto italiano andrà a bussare in uno dei trenta velodromi del paese, magari persino al Vigorelli che sta in tutti i libri di storia del ciclismo (e che oggi Federciclismo rivendica dopo averlo colpevolmente abbandonata, se non condannato a morte, nelle periferie del suo impero), e troverà un portone chiuso. un muro di silenzio, su cui forse qualche volontario in pensione avrà appiccicato una foto divisa a metà, con una medaglia d’oro nel mezzo.

avete mai provato a fare una ricerca sul sito della Federazione? non dico a sperare che siano loro a cercarvi, ma a muoversi direttamente… be’, se è tanto troverete banner di dubbio gusto come questo. o cercando alla voce velodromi il massimo che capiterà è imbattersi nell’ennesimo bando di gara per la realizzazione di un nuovo impianto. insomma, forse non coinvolgeranno i ragazzetti che sognano di pedalare sino al prossimo oro olimpico, ma almeno gli aspiranti architetti che immagino i guadagni di un futuro appalto, quelli sì. e se poi vogliono pedalare, che problema c’è, basta iscriversi a una granfondo.

se è lungo questa strada che i vertici del ciclismo italiano vogliono proseguire, sappiano che il loro unico destino è il baratro. continuino pure a sfidarlo come una partita a dadi. un altro lancio, sulla nostra pelle. buona fortuna. godspeed. ma non si aspettino che il ciclismo in italia continui ad andargli appresso. qualcuno continuerà a trovare molto più interessante il mondo reale, e pure quello dei sogni.

 

[ps- lo so. lo so. uno dirà che no, non si può tenere ferma tutta la baracca per mesi, e che mesi. dalle Ardenne al Giro, dal Tour alla Transcontinental e via andare. ma è successo, ne ho scritto altrove e altrove, e trallallero trallallà]

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