Ho intervistato Danilo di Luca


il libro di Di Luca è una bomba, una delle cose più lucide uscite sul ciclismo negli ultimi anni, e un caso davvero unico in italia. a tutto ciò, va aggiunto che è pure scritto bene, benissimo, merito del lavoro appassionato svolto dalla giornalista Alessandra Carati.

il risultato è un libro che punta il dito in maniera abbastanza chiara contro un “sistema” che vede i corridori ridotti a un corpo frammentato, ricattato e ridotto scientemente all’impotenza.

grazie a Radio Popolare sono riuscito a fare una lunga chiacchierata con Danilo, si può ascoltarla qui dove si legge pure la mia presentazione del libro. e seppur con alcuni limiti evidenti, vale la pena ascoltare cosa ha da dire questa ex-bestia.
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Una gita al CIRCO delle riforme del ciclismo

ci ho messo qualche giorno, ma ho finito di leggere il report del CIRC, la commissione ‘indipendente‘ sulle riforme nel ciclismo. qualcuno lo ha definito materiale da tabloid, a me sembra più che altro un grande spot elettorale, perdipiù senza nemmeno delle elezioni imminenti. guardandola all’italiana, è come se a guidare questa commissione ci fosse stato M@tteoRenzi in persona.

il tutto è raccolto in 228 pagine non troppo scorrevoli, perchè un report è sempre un report, che talvolta inciampano l’una sull’altra. non posso dire di averlo studiato approfonditamente: ci sono cose ben più piacevoli da fare durante le proprie giornate (specie in giornate di gara e di conclusione della fermentazone della nuova birra), però l’ho letto velocemente per intero, soffermandomi pelosamente sui nomi dei coinvolti e studiandomi con più interesse i capitoli riguardanti il quadro generale, passato e futuro.

Il report è suddiviso in 3 sezioni: una denominata “elite road cycling” che si occupa di tracciare un quadro generale, la seconda “union cycliste internationale” che punta il dito mignolo su mancanze e accenni di corruzione nella gestione del doping a livello mondiale, la terza dedicata alle “recommendations” per il futuro.
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propria degli uomini soltanto nell’aspetto, non negli intenti

9d860928d310eea8e28a20b41b46-grandecosa ne pensi della riapertura delle indagini sulla morte di pantani?“, mi chiede un amico.
e io non so cosa ne penso, nemmeno ora che è passato un po’ di tempo.

penso che sin qui sia soltanto cronaca giudiziaria e non sportiva.

penso che comunque la giustizia sportiva si dimostri ancora una volta piú pavida pure della giustizia ordinaria; è più facile riaprire le indagini su un (presunto?) omicidio che fare chiarezza sulle imboscate degli antidoping e sulla sua gestione nebulosa, passata presente e futura.

penso soprattutto che se fosse stato un morto qualunque e non Marco Pantani le indagini sarebbero già morte e sepolte da anni. ne sono convinto tanto forte è il ribrezzo che provo verso la magistratura italiana, fatta di malori attivi, cadute dalle scale, mattoni volanti e oggetti che prendono vita. quante volte il morto “povero drogato”, “depresso”, “punkabbestia” è stato sepolto così, di fretta e con una pietra sopra (o al collo)? Continua a leggere

Lo strano caso del signor Reda e di forever Hyde

Immaginesaro’ lungo ma soprattutto confuso. scrivo senza rileggere.

in verità questa roba la volevo scrivere già da qualche giorno, poi il tempo è quello che è.
fatto sta che si è arrivati a 10 anni dalla morte di pantani, e questa roba probabilmente la volevo scrivere da 10, direi 15, anni.
questa roba è ciò che più ha fatto male al Ciclismo negli ultimi lustri, anche più di gianni agnelli.
questa roba è l’antidoping. meglio: e’ l’uso politico dell’antidoping.

c’è una stanza, allo stadio olimpico di roma, dove si entra uno per volta. si entra ciclista e si esce disoccupato. per minimo 2 anni, più spesso per sempre, negli ipocriti tempi che corrono. non credo che questa stanza sia arredata in maniera particolare, le inquisizioni moderne hanno abbandonato la sfarzosità medievale, come ci racconta Kader Abdolah anche nell’iran post-rivoluzione il “Giudice di dio” mandava a morte i processati in cantine e magazzini. Continua a leggere