Prima del lungo inverno chiamato estate

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La tradizione dei mesi freddi è la stessa dei mesi caldi: stare sul divano (o a bordo strada, o in velodromo) con una birra in mano a godere di alcuni personaggi che vanno in bicicletta. Per aiutare il fluire dell’inverno ho tirato un lunghissimo filo su twitter, aperto il 14 settembre 2019 e chiuso oggi. Gli ultimi tweet sono una sintesi, un ricordo, un orgasmo differito, della magnifica stagione che fu. Stanno tutti lì; ma come omaggio postumo a Larry Tesler, inventore del copia/incolla recentemente scomparso, stanno pure qui sotto.

Prima dell’inizio della Coppa del Mondo (e in cima a questo lunghissimo filo) avevo fatto una domanda. Ero convinto di sapere la risposta, ovvero che sarebbe stata un’annata incerta, con protagonisti discontinui, in cui ci saremmo divertiti meno del solito. Mi sbagliavo. In chiusura di questo filo, ecco perché.

Perché la 2019/2020 è stata una grandiosa stagione di ciclocross (e già mi manca).

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Laatste Ronde

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Sarebbe stato bello sapere cosa hai pensato in quell’ultimo giro, quando la vittoria di giornata ti era ormai sfuggita di mano e sembrava non interessare più a nessuno dei presenti. Forse interessava a te, come sempre: sarebbe stato bello e confortante sapere che il tuo pensiero era tutto su come ridurre lo svantaggio da quello là e nel frattempo guadagnare su chi ti inseguiva, accarezzare quel desiderio impossibile di ribaltare l’esito in pochi chilometri e mettere ancora una volta il tuo nome in un albo d’oro che sembra una lunga ripetizione di quelle sette lettere che stanno sulla tua carta d’identità. Invece sull’albo d’oro ci va lo stesso nome che va con tutti i titoli di questa stagione, proprio come era capitato a te dieci anni fa, e su questo traguardo che sa di musica da uscita di scena ci passi solo quarto, superato nel finale da quel rivale di giornata che ti precede nell’ultima di troppe classifiche, lui che potrebbe essere tuo figlio, e forse da un punto di vista sportivo lo sarà presto. Continua a leggere

[CXZolder16] un mondiale in tre minuti

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è stato un mondiale bellissimo. diciamocelo, e completamente inatteso.
il mondiale di un Belgio che ha saputo correre quasi da squadra, e ha saputo leggere perfettamente la corsa in anticipo, aiutato dal capitano che tutti avrebbero voluto avere. e intendo Van Aert, cioè Nys, insomma Van Aert, o Nys…

quello che segue è il racconto del mondiale 3 minuti, qui c’è la versione audio (a un certo punto, intorno al quarantaquattresimo minuto).

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[CxZolder16] L’estate sta finendo

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in questo weekend si corre il mondiale di ciclocross che -di fatto- chiude la stagione. una stagione strana, con pochi e schiaccianti padroni che saranno gli stessi a giocarsi l’iride. una stagione di cui mi rendo conto di aver scritto molto poco e solo altrove, ma chi se ne frega.
una stagione unica come unico sarà questo mondiale, l’ultimo del più grande.

si corre a Heusden-zolder, che è una località che qualsiasi appassionato di ciclismo conosce fin troppo bene.
Sven Nys correrà il suo ultimo mondiale. e Thibau invece ha corso il suo primo, anche se solo in televisione.
la ricognizione del tracciato infatti arriva da sporza (e dove altro?) con in sella il ct De Bie e proprio il giovane Nys (non guardategli gli occhiali), che se il passaggio cromosomico funziona come in casa Van der Poel ci sarà da divertirsi un domani. che dire se non speremmu?
per chi non fosse sopravvissuto al larsen vocale di Linde Merckpoel in discesa, ecco una breve sintesi: il tracciato è grosso modo il classico di zolder, con quella prima curva in cui “vanno a terra in otto su dieci” (sven dixit) e quel suo passaggio hardcore sotto le tribune salendo verso l’osservatorio che da solo vale il prezzo del biglietto e la picchiata fangosa (speremmu, bis) a tornare sull’ex circuito automobilistico. tolto un brevissimo muretto di sabbia il circuito è un classico e l’arrivo, a occhio e croce, è proprio lo stesso di Zolder. Quella zolder. l’unica zolder.
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[tabor15] bevo una birra mentre aspetto

A Tabor si beve, e bene. dalla foto qui a fianco pare che ci si possa spillare delle birre mentre si sta a mollo nell’acqua calda, e c’è un’ottima festa della birra, cui non sono mai stato ma non si sa mai. sempre meglio che andare a passeggiare nei boschi intorno alla cittadina, che tanto gli escursionisti li puoi incontrare arrivata sera, nell’ostello locale fondato e gestito da Christopher Rankin e Hilary Binder dei Sabot. le enciclopedie online ci dicono persino che tabor è gemellata nientepopòdimenoche con Sint-Niklaas, cittadina fiamminga che per diversi anni ha ospitato la partenza del percorso più bello del Fiandre.
si torna a bere, insomma, e in abbondanza, tanto che il divieto di introdurre alcoolici sul tracciato del mondiale di ciclocross ha creato un certo scompiglio. fortunatamente Angus Edmond (pronto a difendere i colori neozelandesi) avvisa tutti che la birra locale non manca, e costa pure poco.

Sì, a tabor in questo weekend si corre il mondiale di ciclocross. è una tappa classica per questa disciplina, che quando non riesce ad ospitare la rassegna iridata si ritrova tappa di coppa del mondo, o di quel calendario locale che porta l’immaginifico nome di Toi Toi Cup. Continua a leggere

tra hoogerheide e tabor

oggi a hoogerheide Mathieu Van der Poel (in breve MVdP) ha vinto l’ultima tappa di coppa del mondo con una performance pazzesca. pronti via ha attaccato Meeusen, come se volesse sfogare tutta l’incazzatura che aveva dentro dopo l’ultima (ed ennesima) sospensione per accuse dopanti. ma non si era ancora a metà del primo giro che MVdP è partito tutto solo all’assalto, e lo hanno rivisto all’arrivo. un bel po’ dopo il suo arrivo, con van aert arrivato secondo a oltre un minuto dal campione olandese.
Van der Poel vince il GP Van der Poel, insomma. perchè la corsa di hoogerheide è quella intitolata a quel fenomeno di suo padre, adrie: un fenomeno che rischia di venire sorpassato addirittura in famiglia.

Dietro ad una vittoria così eclatante, pero’, resta l’impressione che oggi si siano guardati molto piu’ del solito. Continua a leggere