appunti sparsi sul ciclismo africano

lunedì gli amici (bravissimi) di olio di canfora mi hanno chiesto un intervento sull’invito della MTN al prossimo tour de france. l’intera puntata la potete sentire qui.

l’ocasione si è rivelata propizia per buttare giù degli appunti confusi e tutt’altro che esaustivi sul ciclismo africano al (world) tour e fuori dal (world) tour.
in fondo questo si rivela essere l’articolo di inizio stagione (insieme a questo).

un inizio stagione relativo peraltro al ciclismo su strada internazionale, perchè sui singoli territori si corre già da un po’, e nell’atterrare in africa ci accorgiamo ad esempio che lo scorso weekend si è concluso il Tour d’Egypt, corsa gloriosa del calendario africano tornata in programma dopo 5 anni di assenza. non è un caso che si inizi da qui, perchè le corse che ritornano in un ciclismo che tutto sommato parrebbe in crisi sono un segno di una tendenza diversa, un segno della crescita stessa del movimento africano.
per la cronaca, in egitto ha vinto il vecchio, noiosissimo, paco mancebo, in una corsa dominata dalla SkyDive Dubai in cui le vittorie di tappa africane sono state due: il sempre più sorprendendente Ndayisenga nel cronoprologo e il marocchino Haddi nella terza tappa.
ora il calendario africano rallenta un po’, passeranno i campionati nazionali, e poi arriverà la fantastica Tropicale Amissa Bongo, una delle migliori gare del continente nero per organizzazione e qualità, che quest’anno parte dal camerun. il lusso della partenza estera, un po’ come il tour de france…
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propria degli uomini soltanto nell’aspetto, non negli intenti

9d860928d310eea8e28a20b41b46-grandecosa ne pensi della riapertura delle indagini sulla morte di pantani?“, mi chiede un amico.
e io non so cosa ne penso, nemmeno ora che è passato un po’ di tempo.

penso che sin qui sia soltanto cronaca giudiziaria e non sportiva.

penso che comunque la giustizia sportiva si dimostri ancora una volta piú pavida pure della giustizia ordinaria; è più facile riaprire le indagini su un (presunto?) omicidio che fare chiarezza sulle imboscate degli antidoping e sulla sua gestione nebulosa, passata presente e futura.

penso soprattutto che se fosse stato un morto qualunque e non Marco Pantani le indagini sarebbero già morte e sepolte da anni. ne sono convinto tanto forte è il ribrezzo che provo verso la magistratura italiana, fatta di malori attivi, cadute dalle scale, mattoni volanti e oggetti che prendono vita. quante volte il morto “povero drogato”, “depresso”, “punkabbestia” è stato sepolto così, di fretta e con una pietra sopra (o al collo)? Continua a leggere

Il Vigorelli rinasce dal basso

vi1926802_425896987546232_1977040129_n[stante che questo blog non ha alcuna linea editoriale, questo è un copia/incolla bello e buono scritto per milanoX]

[stante che è un copia/incolla bello e buono, qui niente sangue]

Il Vigorelli è salvo. Questo sembrano dire le tanto attese parole dell’assessora Bisconti lo scorso venerdì a RadioPopolare. Parole presto rilanciate dalla Federciclismo lombarda, dalla Gazzetta, da tutte le grandi e piccole “istituzioni” del ciclismo locale che confermano un cambio di marcia del Comune. Dopo la vittoriosa battaglia NoCanal contro la via d’acqua, arriva un nuovo punto a favore delle lotte partecipate, contro una politica che fa tanto parlar di “partecipazione” ma che si riduce poi alla ricerca di un mero consenso. Continua a leggere