[M.H.]

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all’inizio della scorsa estate ho ricevuto una telefonata che non aspettavo e ho scoperto un mondo che non mi aspettavo. nel giro di due settimane, mi sono ritrovato a impacchettare quattro magliette e cinque paia di mutande, fare un passaporto d’urgenza e volare ai piedi dell’unico punto che conoscevo bene di tutto ciò: il Muur di geraardsbergen. da lì è cominciato l’inseguimento a una lunga traversata d’Europa in bicicletta, nota come Transcontinental Race. una pedalata che si snodava tra incontri più che tra luoghi, anche per chi come noi non pedalava.

il primo incontro è stato con questo tipo strano, che sembrava uscito da un romanzo fantasy e parlava un inglese ai limiti del comprensibile. un tipo che ho scoperto con lo scorrere dei chilometri, come tutta questa storia fatta di birra e ciclismo. ci ho scambiato troppe poche parole con Mike Hall, quando sapevo che avrebbe avuto parecchio da raccontarmi. l’ho incontrato qua e là lungo la strada, l’ho ritrovato al traguardo in turchia, a Çanakkale, con un sacchetto di lattine di Efes da consegnare a chi arrivava alla fine della corsa. l’ho rivisto a milano lo scorso novembre, quando ci trovammo insieme sullo stesso palco a presentare la prossima Transcontinental, l’ultima che ha disegnato, la prima che non vedrà con i suoi occhi.

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Paleontologia e modernità (o della Federciclismo che verrà… forse)

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Il prossimo 14 gennanio, nell’ingiustificato scenario del Mart – Museo d’arte moderna e contemporanea di Rovereto, la Federazione Ciclistica Italiana voterà il suo nuovo governo, e il presidente che la guiderà nei prossimi 4 anni. Al di là dell’indigestione di maiuscole (non lo faccio più, promesso), il passaggio è quantomai significativo per un ciclismo italiano in crisi drammatica di fondi, prospettive, risultati e idee. Come io la pensi sulla lunga epoca di dittatur governo  di Renato di Rocco è cosa nota, e non posso che auspicarmi (senza grandi speranze, invero) che Rovereto rappresenti il definitivo tramonto di questa fase. Ad ogni modo, non avendo diritto di voto ne’ io ne’ i pochissimi che leggeranno quanto segue, mi astengo dai proclami e mi limito a riportare lo scenario imminente. Pur avendo parecchie cose migliori da fare (e grazie ar cazzo, ci vuole poco) e soprattutto da scrivere, ho dedicato le serate di queste vacanze a leggermi per intero le 42 pagine dei vari programmi elettorali. Quella che segue è una sintesi, molto poco oggettiva, a beneficio di curiosi, impiccioni e sognatori. sarà lunga, e nemmeno troppo coinvolgente.

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Buona fortuna, disse la nave dorata all’iceberg

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olimpiadi di rio de janeiro. Viviani ha vinto (finalmente), l’oro nell’omnium. evviva. sono felice come uno scemo pure ora, a giorni di distanza. felice per elia, per marco villa, per davide cassani, per i pochi che hanno raggiunto questo risultato. nella foto qui sopra stanno nella parte di destra, e per uno strano gioco dell’obiettivo -e dell’attualità stessa- è come se fossero in secondo piano.

questo articolo stava incastrato tra le sinapsi da qualche tempo, pronto ad essere lavato via e dimenticato dall’effetto erosivo della birra, se non che ieri mi sono imbattuto nell’ennesima autocelebrazione federale, e tutti si è sbloccato.

la riflessione che segue dovrebbe nascere da questa stessa foto qui sopra, o appunto quest’ultimo bollettino del komintern in cui si parla del 10° anno di impegno di FCI per la pista, ma non è vero. nasce da questo tweet di british cycling. Continua a leggere

**SPAM** “Se qualcuno viene mi fa piacere” – il libro di Bidon sul TdF

Anche quest’anno l’abbiamo fatta grossa. Solo che, a differenza di 12 mesi fa, l’abbiamo fatta anche di carta.

Il libro di Bidon sul tour de france è finalmente disponibile online, si intitola “Se qualcuno viene mi fa piacere” come l’appello al vuoto dei fuggitivi solitari, ed è introdotto dalla penna di claudio gregori.
per scoprire dove seguite i sassolini fino a bidonmagazine.org
e con la carta in mano, troveremo anche l’occasione di parlarne a voce…

non sanguina, ma se qualcuno lo legge mi fa piacere.

Ho intervistato Danilo di Luca


il libro di Di Luca è una bomba, una delle cose più lucide uscite sul ciclismo negli ultimi anni, e un caso davvero unico in italia. a tutto ciò, va aggiunto che è pure scritto bene, benissimo, merito del lavoro appassionato svolto dalla giornalista Alessandra Carati.

il risultato è un libro che punta il dito in maniera abbastanza chiara contro un “sistema” che vede i corridori ridotti a un corpo frammentato, ricattato e ridotto scientemente all’impotenza.

grazie a Radio Popolare sono riuscito a fare una lunga chiacchierata con Danilo, si può ascoltarla qui dove si legge pure la mia presentazione del libro. e seppur con alcuni limiti evidenti, vale la pena ascoltare cosa ha da dire questa ex-bestia.
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in Caso di Roubaix

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questa Roubaix è stata una corsa magnifica, una di quelle di cui potremmo parlare per ore perchè ogni particolare apre una ridda di storie. decisa come spesso capita nel ciclismo, nello sport e nella vita, da una casualità e dalla capacità di reagire.

la casualità ieri è stata una caduta a oltre 100 km dall’arrivo, nel settore di Monchaux-sur-Ecaillon: il gruppo spezzato in due e una squadra davanti che decide che è il momento. non una squadra qualsiasi ma la più criticata di tutte, quella Etixx Quick Step che in questa primavera sembra sapersi inventare ogni volta un modo nuovo per perdere. ci è riuscita pure ieri, ma chi se ne frega del risultato, la sua azione ha regalato una domenica di ciclismo straordinario a tutti gli appassionati. e la fortuna è doppia, perchè è cascata giusto nella prima edizione trasmessa in diretta quasi integrale, capace di tenerci inchiodati tra il divano e il frigorifero per oltre sette ore.
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