all’attacco, in che senso

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Gli abbiamo chiesto perchè ieri si è svegliato alle cinque, prima della tappa, senza riuscire più ad addormentarsi. Ha detto che più che emozionato era felice, che fa il ciclista per questo, per correre sulle montagne della leggenda come lo Stelvio, per partecipare a corse storiche come il Giro numero cento, che avrebbe voluto anche andare in fuga sullo Stelvio ma la gamba non c’era, così ci ha riprovato oggi.
Poi qualcuno gli ha chiesto perchè non fa più classifica, se è davvero il capitano della squadra o che, e lui ha detto che è contento del suo ruolo, che è quello che avrebbe sempre voluto avere.
Gli abbiamo chiesto allora perchè non ci sono altri ciclisti che corrono come lui, attaccando tutti i giorni, e in principio non voleva rispondere. Chiedetelo agli altri, abbozzava, io parlo per me. Però per se’ ha continuato a parlare, perchè dice che il ciclismo oggi è cambiato, tutti pensano sempre a risparmiare energie, finchè a furia di aspettare ti accorgi che la corsa è finita. Mentre secondo lui è meglio dare sempre tutto, alla peggio il giorno dopo arrivi ultimo, ma che ne sai, magari invece arrivi decimo. Dice che quando faceva il Tour per la classifica si sentiva morto nei tre mesi successivi, perchè non puoi permetterti nemmeno di bucare, e devi stare tutto il tempo a guardare quello che fanno gli altri, mentre lui a stare lì, in mezzo al gruppo, proprio non ci si trova, non è capace di aspettare, preferisce attaccare. Dice che il ciclismo già è parecchio faticoso di suo, se poi ci si toglie anche il gusto del piacere, di fare quello che più si ama, allora non ha più senso farlo.

Poi lo abbiamo applaudito un po’ tutti, si è alzato e se ne è andato. Così tranquillo non te lo immagini nemmeno, così felice invece sì. Perchè è un senso, uno scopo, che da’ la felicità, e gente come Pierrot Rolland riempie di senso queste giornate anche per tutti noi.

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[CXZolder16] un mondiale in tre minuti

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è stato un mondiale bellissimo. diciamocelo, e completamente inatteso.
il mondiale di un Belgio che ha saputo correre quasi da squadra, e ha saputo leggere perfettamente la corsa in anticipo, aiutato dal capitano che tutti avrebbero voluto avere. e intendo Van Aert, cioè Nys, insomma Van Aert, o Nys…

quello che segue è il racconto del mondiale 3 minuti, qui c’è la versione audio (a un certo punto, intorno al quarantaquattresimo minuto).

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Il Tour visto dal divano. Giorni 12-16.

CJ9kGJPWUAADUQ6Tra tappe dei Pirenei, tappe del massiccio centrale e oltre. Poche birre e tanta codardia, almeno tra i big. Per il resto non c’è quasi nulla da dire.
I fuggitivi qualcosa di più lo danno, anzi parecchio di più: tanto che Majka e Purito firmano due delle imprese più belle della corsa… anche perchè se c’è da aspettare gli altri: tra Quintana e valverde che hanno le ali bagnate, Contador che scatta solo per potersi girare indietro a l’astana che boh…
forse ci sarebbe da raccontare dall’assurdo chiamato sagan, della triste beffa di quei due bei fanciulli chiamati Pinot e Bardet, ma vabbè. praticamente non c’è un cazzo da dire, o quasi. quello che sarebbe da dire è fuori corsa, e io sono fuori corso, non ho tempo. Continua a leggere

Il Tour visto dal divano. Giorno 5.

Brasserie Jalabertus “Magna Bouclea”

ho fatto una birra nuova, solo per il tour, la “Magna Bouclea” è la prima IPA della mia Brasserie Jalabertus. oggi, in una giornata di pioggia e vento (sulla corsa, qua ci sono 93 gradi) ho pensato di iniziare a berla.

probabilmente è l’unica notizia di questa quarta tappa, insieme alla bella fuga solitaria tra i cimiteri di Pierre-Luc Périchon che riscatta il fardello di sfiga dei francesi, che oggi (nella prima tappa tutta in casa) perdono bouhanni per l’ennesima caduta, vedono rolland pagare altri minuti e si accorgono che pinot è proprio partito di testa: altra caduta, altra rincorsa al gruppo. stavolta è andata bene, ma per il tour ormai…
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Il Tour visto dal divano. Giorno 1.

dennis ha schiantato la tappa tanto quanto mi sono schiantato io su tre cuscini ricoperti di polvere e sabbia.
una tappa bella e corta, calda e combattuta, almeno per quelli davanti, in cui i big della cronometro capitolavano, uno dopo l’altro, dietro alla prestazione gigante di questo talento australiano che ci aspettiamo sempre che spicchi il volo, senza accorgerci che il volo l’ha già spiccato.
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Il Tour visto dal divano. giorno 0.

Domani, tra poco più di 14 ore insomma, inizià il tour.

la crono di utrecht si aprirà con io mio mito Daniel Teklehaimanot e si chiuderà con il redivivo Nibalinejad. due parentesi umane che racchiudono tutto il bello di questa corsa: prima il coraggio e la spensieratezza del tekle pioniere d’africa, poi
quel corridore atomico che -come un anno fa- si veste della maglia di campione iraniano proprio a ridosso del Tour sostituendo il grigio e tristo nibali degli altri 11 mesi dell’anno.

sarà un tour importante questo che arriva, e non soltanto per la sfida tra i big 4 (no, qui gli slayer non c’entrano) che sta scaldando tutto l’ambiente [in tal proposito linko una lunga chiacchierata cui ho partecipato, qui] ma anche e soprattutto per il peso tecnico e politico che QUESTO tour più di ogni altro sembra aver assunto. Continua a leggere