Paleontologia e modernità (o della Federciclismo che verrà… forse)

roveretocampana

Il prossimo 14 gennanio, nell’ingiustificato scenario del Mart – Museo d’arte moderna e contemporanea di Rovereto, la Federazione Ciclistica Italiana voterà il suo nuovo governo, e il presidente che la guiderà nei prossimi 4 anni. Al di là dell’indigestione di maiuscole (non lo faccio più, promesso), il passaggio è quantomai significativo per un ciclismo italiano in crisi drammatica di fondi, prospettive, risultati e idee. Come io la pensi sulla lunga epoca di dittatur governo  di Renato di Rocco è cosa nota, e non posso che auspicarmi (senza grandi speranze, invero) che Rovereto rappresenti il definitivo tramonto di questa fase. Ad ogni modo, non avendo diritto di voto ne’ io ne’ i pochissimi che leggeranno quanto segue, mi astengo dai proclami e mi limito a riportare lo scenario imminente. Pur avendo parecchie cose migliori da fare (e grazie ar cazzo, ci vuole poco) e soprattutto da scrivere, ho dedicato le serate di queste vacanze a leggermi per intero le 42 pagine dei vari programmi elettorali. Quella che segue è una sintesi, molto poco oggettiva, a beneficio di curiosi, impiccioni e sognatori. sarà lunga, e nemmeno troppo coinvolgente.

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Buona fortuna, disse la nave dorata all’iceberg

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olimpiadi di rio de janeiro. Viviani ha vinto (finalmente), l’oro nell’omnium. evviva. sono felice come uno scemo pure ora, a giorni di distanza. felice per elia, per marco villa, per davide cassani, per i pochi che hanno raggiunto questo risultato. nella foto qui sopra stanno nella parte di destra, e per uno strano gioco dell’obiettivo -e dell’attualità stessa- è come se fossero in secondo piano.

questo articolo stava incastrato tra le sinapsi da qualche tempo, pronto ad essere lavato via e dimenticato dall’effetto erosivo della birra, se non che ieri mi sono imbattuto nell’ennesima autocelebrazione federale, e tutti si è sbloccato.

la riflessione che segue dovrebbe nascere da questa stessa foto qui sopra, o appunto quest’ultimo bollettino del komintern in cui si parla del 10° anno di impegno di FCI per la pista, ma non è vero. nasce da questo tweet di british cycling. Continua a leggere

[Richmond2015] The wolf of Governor street

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Peter Sagan è il nuovo campione del mondo, e vince con così tanto splendore addosso che non c’è proprio nulla di più da dire, c’è solo da gioire.

Già, il finale di Richmond mi ha lasciato estasiato, come pochissime volte in vita mia. Un’estasi arriva grazie a un corridore di cui ho sempre riconosciuto il talento in bicicletta me che non ho mai sopportato da un punto di vista umano. usando un’iperbole, direi che ho sempre ritenuto Sagan una gran testa di cazzo. Certo, non si poteva non apprezzarlo in alcune occasioni, e l’ultimo Tour de France ne è l’esempio più chiaro, ma non erano sufficientemente forti per togliere quel retrogusto. Non forti come ieri, quando il finale ha avuto un retrogusto di ecstasy.

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Il Vigorelli rinasce dal basso

vi1926802_425896987546232_1977040129_n[stante che questo blog non ha alcuna linea editoriale, questo è un copia/incolla bello e buono scritto per milanoX]

[stante che è un copia/incolla bello e buono, qui niente sangue]

Il Vigorelli è salvo. Questo sembrano dire le tanto attese parole dell’assessora Bisconti lo scorso venerdì a RadioPopolare. Parole presto rilanciate dalla Federciclismo lombarda, dalla Gazzetta, da tutte le grandi e piccole “istituzioni” del ciclismo locale che confermano un cambio di marcia del Comune. Dopo la vittoriosa battaglia NoCanal contro la via d’acqua, arriva un nuovo punto a favore delle lotte partecipate, contro una politica che fa tanto parlar di “partecipazione” ma che si riduce poi alla ricerca di un mero consenso. Continua a leggere

Lo strano caso del signor Reda e di forever Hyde

Immaginesaro’ lungo ma soprattutto confuso. scrivo senza rileggere.

in verità questa roba la volevo scrivere già da qualche giorno, poi il tempo è quello che è.
fatto sta che si è arrivati a 10 anni dalla morte di pantani, e questa roba probabilmente la volevo scrivere da 10, direi 15, anni.
questa roba è ciò che più ha fatto male al Ciclismo negli ultimi lustri, anche più di gianni agnelli.
questa roba è l’antidoping. meglio: e’ l’uso politico dell’antidoping.

c’è una stanza, allo stadio olimpico di roma, dove si entra uno per volta. si entra ciclista e si esce disoccupato. per minimo 2 anni, più spesso per sempre, negli ipocriti tempi che corrono. non credo che questa stanza sia arredata in maniera particolare, le inquisizioni moderne hanno abbandonato la sfarzosità medievale, come ci racconta Kader Abdolah anche nell’iran post-rivoluzione il “Giudice di dio” mandava a morte i processati in cantine e magazzini. Continua a leggere