[Richmond2015] The wolf of Governor street

sabo

Peter Sagan è il nuovo campione del mondo, e vince con così tanto splendore addosso che non c’è proprio nulla di più da dire, c’è solo da gioire.

Già, il finale di Richmond mi ha lasciato estasiato, come pochissime volte in vita mia. Un’estasi arriva grazie a un corridore di cui ho sempre riconosciuto il talento in bicicletta me che non ho mai sopportato da un punto di vista umano. usando un’iperbole, direi che ho sempre ritenuto Sagan una gran testa di cazzo. Certo, non si poteva non apprezzarlo in alcune occasioni, e l’ultimo Tour de France ne è l’esempio più chiaro, ma non erano sufficientemente forti per togliere quel retrogusto. Non forti come ieri, quando il finale ha avuto un retrogusto di ecstasy.

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where the wild roses grow. il pagellone lunghissimo del #TdF2014

il tour de france è finito. Il tour dei francesi infine l’ha vinto il campione iraniano e lo ha fatto con pieno merito. Lo ha vinto anche navardauskas, almeno nel mio cuore, insieme a cheng ji e a pochi altri, ma nemmeno così pochi.
Un tour bellissimo, alla facciazza di una classifica chiusa da subito. Con un solo, enorme, difetto: che è finito. E ora sarà dura abituarsi alla normalità.

nibalinejad  *****
c’è da augurarsi da domani di non rivedere già vincenzo nibali, perchè questo nuovo corridore cattivo e dittatoriale è uno spettacolo a vedersi. Come se lo spirito dell’immenso Vino si fosse incarnato in lui. A questo tour si è visto un nibali diverso, radicalmente. Si è visto nibalinejad, nato con quello scatto a Sheffield, sublimato nel capire che dopo le cadute dei rivali non poteva più solo vincere ma doveva annichilire la corsa. L’ha fatto.

pinot  *****
il futuro del ciclismo francese non è roseo, è gialleo. Specie se può contare sulla crescita costante di questo ragazzino predestinato e altrettanto gufato. Bello al suo esordio due anni fa, splendido nella vuelta dell’anno passato, trionfale in questo TdF ad arrampicarsi sul gradino più basso del podio. Su quello più alto ci salirà l’anno prossimo (si spera).
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Il ne reste que pleurer. Guida pericolosa ai protagonisti dell’imminente Tour de France – Ep.4

oggi inizia il giro donne, domani il tour de france. la scelta è ardua, ma intanto qui c’è la quarta mossa verso la corsa francese, domani si va di arrocco.

TINKOFF

chi siete?
Alberto Contador, Michael Rogers, Nicolas Roche, Rafal Majka, Jesús Hernandez, Sergio Paulinho, Daniele Bennati, Matteo Tosatto and Michael Mørkøv.

cosa portate?
ad aigle, sede dell’unione ciclistica internazionale che sta in svizzera ma io immagino sempre in transilvania, arrivare al Tour senza nemmeno un petardino anti-doping non sembrava fattibile. così hanno scartabellato un po’ i faldoni e han trovato l’occasione buona, ovvero dei “valori anomali” registrati due anni fa nel passaporto biologico di roman kreuziger. agenzia stampa, sospensione della squadra, e via. la sintesi sta tutta qui, per il team di alberto contador che intorno al fortissimo capitano aveva allestito un’altrettanto forte formazione. kreuzy è una mancanza che pesa, majka lo sostituisce sbuffando, ma restano corridori come roche o lo strepitoso rogers ammirato al giro, e gli uomini-squadra e i vecchi passistoni. e alberto, che vincerà questo tour.

un fiorino.
dinnanzi ad un adam hansen all’ottavo GT consecutivo, oleg tinkoff sembra un pivello, eppure c’è da giurarci che in francia lo vedremo ogni giorno in bici e al bar, alla partenza e alle feste, in conferenza stampa e in televisione. sempre con la (fluorescente) maglia della squadra e spesso con la bici tra le gambe. alla faccia di contador e riis, il vero protagonista della squadra è tinkoff. un che, grazie ad un portafoglio strabordante, incarna ogni dì il motto “put the fun between your legs”.

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solidi in prospettiva 2014

18632_243824058251_7565834_nla stagione su strada ormai è partita. e qui si parte con quindici nomi, e senza aggiunte -o quasi- per i “prospects” del 2014. una rubrica smaccatamente copiata da Inner Ring.

la selezione è strettamente limitata a coridori esordienti o poco più, tutti figli dei magnifici ‘90s. questo perchè di aspettative su corridori più o meno “affermati” ne avrei eccome, ma il papiro scarseggia. e chissà, il resto a venire.
quindi anche solo un arredondo, per dire, che stava tra i primi nei miei appunti, lo depenno. la curiosità di vederlo correre “in serie A” è già volatilizzata dal suo fantastico san luis . tanto basta. così come per diego ulissi, il quale ha un gradino altissimo dinnanzi, ma al down under ha mostrato che può farsi trovare pronto. simone ponzi ha due anni in più di ulissi, e oggi scende dal WT ai gialli di scinto per provarsi capitano, ad oggi già vincente. come lo sarà felline, che i numeri li ha e il futuro davanti anche, la trek potrebbe rivelarsi la scelta ideale. arnaud demare è un fenomeno talmente noto che non c’è molto da scoprire ancora, se non i suoi sogni, che sono quelli di un corridore che vince le classiche piu’ importanti, vedremo quest’anno come si destreggia oltre gli sprint. l’ultimo “scartato” del lungo prodromo è un ragazzo che mi elettrizza, quel navardauskas che è veloce e coraggioso, lo scorso anno fece un giro da 10 e lode e la sua crescita è davvero costante. ci vediamo a liegi.

adesso alziamo il volume, e passiamo ai fantastici anni 90.
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