Il Tour visto dal divano. Giorno 4.

Padre Rigo ha ricevuto le stimmate

tappa disegnata male, pascolata a lungo, ma bella lo stesso perchè queste strade la bellezza la incarnano.
si potrebbe dire che la montagna ha partorito il topolino, da un punto di vista di classifica (pinot escluso, cazzo) è anche vero, ma dal punto di vista emozionale no… la montagna ha partorito il carroarmato, e ne è valsa la pena.
bravo il pornodivo tony martin a prendersi quella maglia che continuava a sfuggirgli, bravissima la EQS a ottenere la prima vittoria sul pavè della sua stagione (siamo al teatro dell’assurdo) con un lavoro di squadra encomiabile. nel finale, dopo due giorni di meritate critiche, c’è addirittura cavendish a fare lo stopper in testa al gruppo in favore del suo compagno lanciato verso la maglia gialla. d’altronde è stata una giornata di gregari fantastici, da castroviejo a oss, passando per un funambolico sagan, di cui voglio andare a cercarmi delle immagini da conservare… se contador dovesse ottenere qualcosa di importante a fine tour, dovrà ringraziare sagan più e più volte per questa giornata.
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La Roubaix. 4 o più parole, 4 sassi, 4 lividi.

BOKCOmMCQAAYfC5corsa fantastica, una delle roubaix più belle degli ultimi anni. se la gioca con il 2012, ma per motivi opposti.
allora assistemmo ad una di quelle imprese che fanno la storia di questo sport, il volo solitario e lunghissimo di un campione fenomenale, tra i migliori di sempre su queste pietre. oggi invece abbiamo visto una gara tiratissima e sempre indecisa, con tanto coraggio e meno tatticismo del ciclismo attuale.
curiosamente, il trait d’union tra le due gare è lo stesso nome: l’incredibile tom boonen, corridore unico per il ciclismo odierno fatto di radioline e attendismo. tommeke è un corridore di un’altra epoca, uno che quando sente che la strada chiama, butta giù un dente e attacca. che sia nel rettilineo finale o che sia a 60km dal traguardo. che sia per vincere e compiere un’impresa epica o che sia per aver capito che la squadra è forte, fortissima, ma non puo’ permettersi di correre solo per lui. boonen ha capito forse ancor più dei suoi tecnici l’errore della scorsa settimana, e appena ha visto l’occasione ha spaccato in due la gara per sempre, con quell’attacco lunghissimo, che poteva sembrare sconclusionato ma che così è risultato soltanto agli occhi di chi si trova a raccontare questo sport senza conoscerlo e comprenderlo [*]. Continua a leggere