Dividi et impera. Di neve, merda e Tirreno

Copenhagen2013_70831xa Courtesy of Gehl Architects Aps, Copenhagen, Denmark

i fatti attuali alla Tirreno-Adriatico parlano di una tappa (la foligno – monte san vicino) annullata già dal pomeriggio del giorno precedente.
il motivo è la neve sull’ascesa finale (forse addirittura sulle altre ascese previste, questo non si è capito), scelta corroborata dall’organizzazione con la diffusione di una foto confusa in cui si scorge una strada parzialmente coperta dalla neve tra nebbia e prati imbiancati. la stessa RCS dice che le previsioni sono pessime per il giorno successivo, e qui la cosa inizia a scricchiolare.
1) da che mondo è mondo se il problema è il maltempo prima vai a dormire, e poi la mattina prima della corsa annunci il da farsi. tante volte si è fatto persino nel corso della gara (come alla concomitante Paris-Nice; ah già, ma la Paris-Nice è una corsa ASO, e siamo in guerra);
2) tutte le previsioni meteo più accreditate (di cui una gara di questo livello dovrebbe avvalersi con cura) prevedono invece temperature in rialzo e scongiurano il rischio neve sotto i 1400 m. le foto catastrofiche ritraggono un’area in cui ha nevicato parecchio la settimana scorsa;
3) una corsa importante come la Tirreno non può pensare di non avere un piano B per una tappa sopra i 1000m a marzo, specie se è la tappa decisiva come in questo caso. eventualmente anzi sarebbe tenuta ad avere anche un piano C, ovvero una tappa anche radicalmente differente (ad esempio corsa nel fondovalle con solo un arrivo a metà salita, la geografia di queste zone peraltro aiuta tantissimo, non siamo sulle dolomiti) ma che non comporti uno stop assoluto per i corridori, con conseguenze immaginabili su sponsor, enti locali, spettatori, tv, ecc… Vegni sostiene che ci fosse un piano B ma era impraticabile perchè le zone erano ugualmente a rischio, si riparte da capo ma peggio.
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Il Tour visto dal divano. Giorni 12-16.

CJ9kGJPWUAADUQ6Tra tappe dei Pirenei, tappe del massiccio centrale e oltre. Poche birre e tanta codardia, almeno tra i big. Per il resto non c’è quasi nulla da dire.
I fuggitivi qualcosa di più lo danno, anzi parecchio di più: tanto che Majka e Purito firmano due delle imprese più belle della corsa… anche perchè se c’è da aspettare gli altri: tra Quintana e valverde che hanno le ali bagnate, Contador che scatta solo per potersi girare indietro a l’astana che boh…
forse ci sarebbe da raccontare dall’assurdo chiamato sagan, della triste beffa di quei due bei fanciulli chiamati Pinot e Bardet, ma vabbè. praticamente non c’è un cazzo da dire, o quasi. quello che sarebbe da dire è fuori corsa, e io sono fuori corso, non ho tempo. Continua a leggere

Il Tour visto dal divano. Giorno 1.

dennis ha schiantato la tappa tanto quanto mi sono schiantato io su tre cuscini ricoperti di polvere e sabbia.
una tappa bella e corta, calda e combattuta, almeno per quelli davanti, in cui i big della cronometro capitolavano, uno dopo l’altro, dietro alla prestazione gigante di questo talento australiano che ci aspettiamo sempre che spicchi il volo, senza accorgerci che il volo l’ha già spiccato.
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where the wild roses grow. il pagellone lunghissimo del #TdF2014

il tour de france è finito. Il tour dei francesi infine l’ha vinto il campione iraniano e lo ha fatto con pieno merito. Lo ha vinto anche navardauskas, almeno nel mio cuore, insieme a cheng ji e a pochi altri, ma nemmeno così pochi.
Un tour bellissimo, alla facciazza di una classifica chiusa da subito. Con un solo, enorme, difetto: che è finito. E ora sarà dura abituarsi alla normalità.

nibalinejad  *****
c’è da augurarsi da domani di non rivedere già vincenzo nibali, perchè questo nuovo corridore cattivo e dittatoriale è uno spettacolo a vedersi. Come se lo spirito dell’immenso Vino si fosse incarnato in lui. A questo tour si è visto un nibali diverso, radicalmente. Si è visto nibalinejad, nato con quello scatto a Sheffield, sublimato nel capire che dopo le cadute dei rivali non poteva più solo vincere ma doveva annichilire la corsa. L’ha fatto.

pinot  *****
il futuro del ciclismo francese non è roseo, è gialleo. Specie se può contare sulla crescita costante di questo ragazzino predestinato e altrettanto gufato. Bello al suo esordio due anni fa, splendido nella vuelta dell’anno passato, trionfale in questo TdF ad arrampicarsi sul gradino più basso del podio. Su quello più alto ci salirà l’anno prossimo (si spera).
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Il ne reste que pleurer. Guida pericolosa ai protagonisti dell’imminente Tour de France – Ep.1

le tour, il tour de france, il #TdF è alle porte. ecco una guida in cinque mosse -da oggi- al grande parto inglese di sabato, delle squadre che correranno per le strade ricciolute.

MOVISTAR

chi siete?
Alejandro Valverde, Imanol Erviti, Jesús Herrada, Giovanni Visconti, Benat Intxausti Jon Izagirre, Rubén Plaza, John Gadret, jose Joaquin Rojas

cosa portate?

squadra che vince non si cambia. anche se non vince. così deve aver pensanto il mitico unzue nel fare i programmi del 2014: al Tour si ripete quanto fatto dodici mesi prima, ovvero Tutti per Valverde. già, la stessa tattica che portò quintana solo a sfidare froome (per finire secondo) e il capitano murciano disperso tra forature e minzioni lontano dal capolavoro sventagliante della saxo. ora quintana è stato dirottato da subito sul giro (vinto, ovviamente) e qui si faranno un paio di fughe ma per il resto tutti staranno intorno a balaverde.

un fiorino.
banalmente, la puntata va proprio su di lui, alejandro valverde. tanto campione quanto testa di cazzo, tanto fenomenale quanto sfigato, valverde è e resta un grandissimo corridore, e un palmares così “povero” a confronto col suo enorme talento pare un torto della storia. quest’anno si presenta tirato a lucido, va forte dall’inverno e ha appena dominato i campionati nazionali. nella spasmodica ricerca del “terzo uomo” da mettere tra froome e contador, be’, io le mie fiches le gioco su alejandro. sfiga permettendo. Continua a leggere