Il Tour visto dal divano. Giorni 7/8.

lo spot della Lira è ogni giorno l’highlight di tappa

due tappe, due palle, due birre.

non fosse stato per tekle, all’attacco come un pazzo pure ieri verso fougeres benchè non ce ne fosse alcun bisogno, non fosse stato per huzarski, all’attacco in due fughe diverse oggi – gesto che da solo vale un tour -, non fosse stato per due vincitori straordinari come cav (finalmente!) e vuillermoz, che si conferma uno dei prospetti più belli e concreti del ciclismo prossimo… be’, queste due tappe forse avrebbero fatto una birra in due. non fosse stato per la sete, anche… Continua a leggere

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Il Tour visto dal divano. Giorno 6.

Polka dot Tekle

giornata che doveva, almeno nei miei auspici, offrire attacchi e agguati, fuochi e fiamme, e invece ha mostrato una bella pascolata… se non fosse per i tre là davanti e per la caduta nel finale.

tappa da tre birre comunque per tre motivi:
1- tekle tekle tekle, splendido in fuga e splendido a vestirsi a pois. quanto amo questo ragazzo si sa, ma oggi come si fa a non amarlo? Continua a leggere

Il Tour visto dal divano. giorno 0.

Domani, tra poco più di 14 ore insomma, inizià il tour.

la crono di utrecht si aprirà con io mio mito Daniel Teklehaimanot e si chiuderà con il redivivo Nibalinejad. due parentesi umane che racchiudono tutto il bello di questa corsa: prima il coraggio e la spensieratezza del tekle pioniere d’africa, poi
quel corridore atomico che -come un anno fa- si veste della maglia di campione iraniano proprio a ridosso del Tour sostituendo il grigio e tristo nibali degli altri 11 mesi dell’anno.

sarà un tour importante questo che arriva, e non soltanto per la sfida tra i big 4 (no, qui gli slayer non c’entrano) che sta scaldando tutto l’ambiente [in tal proposito linko una lunga chiacchierata cui ho partecipato, qui] ma anche e soprattutto per il peso tecnico e politico che QUESTO tour più di ogni altro sembra aver assunto. Continua a leggere

appunti sparsi sul ciclismo africano

lunedì gli amici (bravissimi) di olio di canfora mi hanno chiesto un intervento sull’invito della MTN al prossimo tour de france. l’intera puntata la potete sentire qui.

l’ocasione si è rivelata propizia per buttare giù degli appunti confusi e tutt’altro che esaustivi sul ciclismo africano al (world) tour e fuori dal (world) tour.
in fondo questo si rivela essere l’articolo di inizio stagione (insieme a questo).

un inizio stagione relativo peraltro al ciclismo su strada internazionale, perchè sui singoli territori si corre già da un po’, e nell’atterrare in africa ci accorgiamo ad esempio che lo scorso weekend si è concluso il Tour d’Egypt, corsa gloriosa del calendario africano tornata in programma dopo 5 anni di assenza. non è un caso che si inizi da qui, perchè le corse che ritornano in un ciclismo che tutto sommato parrebbe in crisi sono un segno di una tendenza diversa, un segno della crescita stessa del movimento africano.
per la cronaca, in egitto ha vinto il vecchio, noiosissimo, paco mancebo, in una corsa dominata dalla SkyDive Dubai in cui le vittorie di tappa africane sono state due: il sempre più sorprendendente Ndayisenga nel cronoprologo e il marocchino Haddi nella terza tappa.
ora il calendario africano rallenta un po’, passeranno i campionati nazionali, e poi arriverà la fantastica Tropicale Amissa Bongo, una delle migliori gare del continente nero per organizzazione e qualità, che quest’anno parte dal camerun. il lusso della partenza estera, un po’ come il tour de france…
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