[Richmond2015] Essere George Washington

TonyMartinBleedingNuts

Con la maglia iridata che ancora non indosserà, Tony Martin rende omaggio a HoIlCiclo

I mondiali di ciclismo tornano negli USA, e lo fanno 29 anni dopo quel fulmine blu di colorado springs. Lo fanno anche dopo lemond e hampsten prima, armstrong e hincapie (e landis e hamilton e horner) poi, e durante… boh, durante phinney e van garderen?…

E’ un caso strano, il mondiale che torna negli USA, perchè mentre il ciclismo americano viveva un vero e proprio boom, conquistando il gruppo intero per investimenti e le strade del paese con politiche sulla mobilità all’avanguardia nel mondo la settimana iridata se ne andava a zonzo verso il miglior offerente: prevalentemente in europa, ma pure in Canada, Colombia, Giappone ed Australia, mai in Africa perchè lì col cazzo che l’UCI riesce a raccattare le assurde cifre richieste, ma soprattutto in Europa: in Spagna, in Belgio, in Austria… in Italia. Ecco, mentre negli stati uniti, se non nel mondo, il ciclismo conquistava le strade la rassegna iridata andava ad accontentare cementificatori e politici (did you say @matteorenzi?!) nel Belpaese, con l’assurda statistica di 5 mondiali in 20 anni, destinata a crescere…

Ma tornano negli Usa ora, i mondiali, e ci tornano come i pionieri. Approdano nella verde (boh) e brutta Virginia come i conquistatori puritani, nella culla degli stati uniti stessi, quella Richmond che fu capitale della confederazione, a poche decine di km dal luogo dove nacque George Washington. Faranno molta meno storia, però, questi mondiali. E per quanto visto sin qui, anche molta poca partecipazione popolare. Negli USA del boom della bici il mondiale arriva in una località che ha poco da offrire e pochissimo da dire, dimentichiamoci la bolgia del mondiale di ciclocross di Louisville: qua ci saranno pochi europei danarosi e pochi americani ad applaudire annoiati, magari (speriamo) domenica qualcuno allestirà un bel barbecue ai bordi della salita di Libby Hill. Speriamo che ci sia birra, anche se con le immagini offerte da una Infront pessima come se non più di sempre, difficilmente ce ne accorgeremo.

Il percorso di Richmond è un circuito di 16 km, la cui analisi l’ho già scritta per ciclismo.it.
Per quanto visto da U23 e donne (gli juniores proprio non si sono visti. Grazie ancora, Infront, grazie lo stesso e grazie al cazzo), è un percorso che permette di inseguire le fughe con una certa facilità. Non prendiamoci per il culo: domenica si può schiacciare un leggendario pisolone fino al penultimo giro, chè solo lì qualcosa forse si potrà muovere, nel momento in cui saremo già tutti sbronzi. Il finale però è bastardo, perchè se è vero che non sarà difficile tenere un gruppo abbastanza raggruppato (ovvero con una mediocre selezione da dietro), non sarà affatto facile controllarlo negli ultimi 20 km, quando gli attacchi potrebbero sprecarsi e quando il plotone si sfilaccerà parecchio. Chi scollinerà in cima agli strappeti in coda al gruppo nell’ultimo giro potrà tranquillamente salutare i sogni di gloria, per quanto solida sia la squadra al suo servizio.
Insomma, vincerà chi avrà una buona squadra o la capacità di ciucciare bene il lavoro di squadre altrui (nell’ex-Cecoslovacchia nacquero fenomeni della disciplina), vincerà un velocista resistente, tipo quelli che hanno dominato le classiche, tipo quelli che domineranno il ciclismo moderno negli anni a venire: profili di corridori già protagonisti oggi, tagliati su misura per il futuro. Oppure vincerà uno scattista, magari non facendo lo scatto del fagiano come Ledanois (il contesto umano sarà diverso) ma facendo una sparata decisa e sfruttando lo sparpaglio delle squadre delle ruote veloci nell’inseguimento, con Valverde che sarà in prima fila ad attendere come ogni volta che l’arcobaleno si staglia all’orizzonte.
negli ultimi 20 km può succedere davvero di tutto, e per chi lo guarda dal divano il brivido sarà ancor più frizzante grazie ad una regia completamente alla cazzo di cane che non permetterà di capirci nulla…
In altre occasioni, mi sarei visto chiaramente una vittoria casalinga di Taylor Phinney, ma le gambe e le ossa del ragazzo di Boulder sono quelle che sono, e difficilmente potrà fare ciò che in altri momenti avrebbe potuto. Peccato, perchè tornando al ciclismo americano, sarebbe bellissimo. Invece con la stessa azione potrebbe rivincere Kwiatkowski.

Ma queste sono tutte pippe mentali. Daje coi nomi. in ordine alfabetico, sempre. E sbagliati.
* * * * *  Degenkolb, Kristoff, Kwiatkowski, P.Sagan
* * * *  Boonen, Gilbert, Stybar, Valverde
* * *  Alaphilippe, Bouhanni, Hagen, Phinney, van Avermaet
* *  Gallopin, Matthews, Navardauskas, Trentin, Ulissi, Uran, S.Yates
*  Breschel, da Costa, Felline, Gerrans, Kump, Lobato, Nibali, Terpstra, Vanmarcke, Viviani, A.Yates

di quanto fu, da vassillone iridato al convegno UCI, ci sarà tempo per parlarne.

parte di tutto ciò, i pigri possono ascoltarlo direttamente via radio, da Olio di Canfora di lunedì scorso.
Sei dei nomi succitati, sei scelti tra tanti perchè sì, stanno più profondamente su Crampi Sportivi.

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